BASTA TEOCRAZIA: fuori Dio dallo Stato e dalla Pubblica Istruzione!
generated by sloganizer.net

12 ottobre 2009

Il patto di sangue

Anzi, qualcosa di cui parlare ci sarebbe.
Conoscete l'"onorevole" Patrizio Bianconi? Che poi tanto onorevole non è...
Concordate con l'illuminata visione politica del suddetto, per cui si ascolta solo il cittadino che ti ha elargito il proprio voto, mandando affanculo gli altri? E, soprattutto, ci si comporta come un mafiosetto di periferia (per iscritto, poi... il che denota spacconaggine, idiozia ed ingenuità in egual misura) quando si è "onorevoli"?
Nel caso mi butto in politica, così sfrutto le doti di ipocrita/saccente/presuntuoso che in così tanti mi riconoscono. E busco anche qualche soldo.

Etichette: ,

Bookmark and Share
3 comments

02 maggio 2009

Gianni Della Cioppa: un esempio di professionalità...

Molte persone mi stanno genericamente sulle balle (cialtroni, ipocriti, falsi, opportunisti), ma se alla fin fine non mi fanno niente di male tiro dritto per i fatti miei.
A volte invece danno fastidio a qualcuno che conosco. La cosa già mi irrita di più, per cui di solito cerco di far sentire la mia voce, non fosse altro, per solidarietà.
Poi c'è chi si spinge un tantino oltre, recando un danno a me. Vuoi materiale, vuoi emotivo. E lì, fatalmente, tendo a perdere il lume della ragione.
Gianni Della Cioppa, gloriosa firma del giornalismo (?) metal italiano, appartiene a tutte e tre le categorie. Vi spiego il perché.

1- Come giornalista mi sta sulle balle per il suo ossessivo culto aprioristico e non oggettivo degli anni '80 e per gli atteggiamenti tra il paternalistico e lo spocchioso che ne derivano. Trasudano dal sito della sua etichetta (Andromeda Relix), dai suoi articoli (ovunque essi appaiano) e dal suo libro sul metal italiano (di cui ho già parlato qui, e sui cui errori ed orrori, ortografici e non, non intendo più ritornare).
2-
Come discografico si è effettivamente comportato male con qualcuno che conosco. Si scorra in basso per rendersi conto dell'atteggiamento che tiene con le sue stesse bands. Il gruppo in questione sono i Renegade.
3-
Ancora come giornalista, ha fatto un torto personale a me, rubacchiando materiale da me realizzato a titolo gratuito, spacciandolo per suo e vendendolo in edicola. La classica goccia.

PUNTO UNO.
Glisso in parte: leggetevi il post sul libro, quindi magari il libro stesso o gli articoli di Gianni (uno vale l'altro), e fatevi un'idea. Anche le pagine del sito dell'Andromeda ospitano chicche niente male*.
Comunque la pensiate, converrete con me che il mondo non è finito nel 1989 e che l'arroganza, alla lunga, non paga mai.

PUNTO DUE (applicazione pratica, specifica, del PUNTO UNO).
Mesi fa, a seguito di certe esternazioni stupide, vigliacche ed evitabili sui Renegade (poi spacciate per "uno scherzo", "una baggianata", "una battuta", come Berlusca insegna), feci sapere al Della Cioppa via mail quanto pensavo.
Per dovere di cronaca (l'etica giornalistica lo impone, anche se IO non ho la pretesa di essere un giornalista), riporto ciò che il saggio esperto del metal italiano scrisse sul proprio sito riguardo al gruppo, il cui esordio era stato pubblicato proprio su Andromeda. Le seguenti parole comparivano all'indomani della firma dei Renegade per un'altra etichetta, la My Graveyard Productions, quindi suonarono (non solo a me) ancora più antipatiche e fuori luogo:

"RENEGADE "Too Hard To Die" (AND 16, 2006) Con questi ragazzi di Firenze le cose sono state semplici, ci hanno proposto il master pronto (che ci è piaciuto ovviamente), anche dal punto di vista grafico, noi abbiamo aggiunto solo alcune note legate all'etichetta ed in pochi mesi, il Cd è stato pubblicato. Purtroppo la band ha suonato poco dal vivo, riducendo le vendite al loro giro di amicizie ed ha pensato più a scrivere nuovo materiale per un altro Cd (che ci ha proposto e che noi abbiamo candidamente rifiutato, per evitare di ritrovarci un altro titolo invenduto in casa), piuttosto che cercare di far girare "Too hard to die". I Renegade sono bravi ragazzi, ma come molti loro colleghi, non hanno capito che oggi le dinamiche del mercato discografico sono cambiate, non è più la label a vendere i Cd, ma la band stessa, suonando e suonando e suonando in concerto. Certo che quando ho sentito il cantante confidarmi "A me questi mi fanno cagare..", è stata dura non aver voglia di prendere i loro Cd e buttarli nelle fogne. Chi erano? I Diamond Head a cui facevano da spalla."

Gli scrissi, in modo molto diretto ed incazzato. E feci riferimento anche alle altre perle di saggezza dispensate sul suo sito, in cui faceva la morale ai gruppi giovani, perché non hanno voglia di spaccarsi le ossa nei localacci a gratis, di fare la gavetta, di rinunciare a lavoretti precari in nome del Dio Rock, perché -in sintesi- non avevano le palle delle eroiche formazioni degli anni '80. Eroi che difatti oggi si barcamenano tra lavori e lavoracci (perché le famiglie vanno mantenute, e questo sì che è da rispettare. Altro che pedigree del rock.) o sono ridotti a ex-tossicodipendenti rincoglioniti (troppo rock? Troppi "palchi sudati"?), o giocano a fare le reunion da reparto geriatrico per raccattare due lire con gente come lui sotto al palco.
Certo, Gianni, ci sono giovani che vivono il rock alla tua maniera, suonando 24 ore su 24, tra tour improbabili, side-projects, jam sessions e carrozzoni annessi. Solo che questi sparuti rockers hanno i soldi per farlo, ergo non hanno niente a cui rinunciare. Sono mantenuti, non eroi.
Critica quello che ti pare, ma l'idea che le palle le abbia solo chi rinuncia ad un lavoro per diventare il tuo eroe da fumetto mi pare davvero surreale. Nonché un pessimo consiglio da dare, di questi tempi.

Dato poi da chi, con un'etichetta tutta sua, non fa assolutamente nulla per i gruppi di cui, in teoria, parla.

Non fa
la grafica, non idea/crea/plasma il prodotto (gli viene consegnato già finito dal gruppo), non trova date, non promuove i dischi (se non con due bannerini e quattro mail) e costringe il gruppo a ricomprarsi centinaia di copie per avere il culo parato. Leggete le prime righe e capite che un'etichetta come l'Andromeda si fa dare una cosa già pronta e la fa stampare. In "mesi". A fronte di zero promozione, tanto vale che una band vada direttamente in tipografia: avrà il disco pronto in "giorni", non mesi, ed eviterà almeno di essere presa per il culo.

In più sta a sindacare se il gruppo vende abbastanza copie dal vivo, perché "è così che funziona". Lui, poverino, ha la passione del rock: che altro chiedergli? Promozione? Cretini noi, che ancora abbiamo quest'idea "vecchia" dell'etichetta discografica.
Riassumendo: tu fai tutto e lui ci mette il loghino della Andromeda Relix. Punto. E poi ti fa la morale.

Quanto a "prendere i loro Cd e buttarli nelle fogne", complimenti davvero. Penso che sia un'uscita che si commenta da sola. Capite? A un giovane NON piacciono i Diamond Head? Capite? Sacrilegio! Meno male che c'è il Della-Cioppa-pensiero, che tuona implicito: i Diamond Head devono essere venerati da chicchessia, altro che. Chi non lo fa è un cretino.

Tale strafottenza è confermata da altre Cioppate, tutte reperibili sul suo sito.
Immancabili ad esempio i "Non mandatemi i vostri demo tanto NON LI ASCOLTO". Strano, pensavamo fosse il sito di un'etichetta. Ma, come potete leggere più avanti, lui "non ha tempo".

Alle mie rimostranze, siccome a me certi atteggiamenti proprio non vanno giù, Della Cioppa rispose così:

"
Non so bene chi tu sia, ma rispetto quello che dici. (dopo aver esposto il lato eroico di un lavoratore di mezza età con la passione per il metal e le fatiche erculee nel far uscire dischi emerge la stizza dell'homo superior ed il registro cambia...) Non ho tempo per le querelle da quartiere. La mia moralità è nota a tutti da 30 anni e non mi serve la tua approvazione per avere la coscenza pulita e dormire tranquillo. Non spenderò più una sola parola su questo argomento, nè con te nè con nessuno.
Gianni (senza vendetta)"

Non ha tempo, lui. E' uno "morale", uno "con la coscienza (che si scrive con la "i", Gianni...) a posto". Non ha bisogno della mia approvazione. Lui che sa chi è, ma non sa chi io sia.
Come ho scritto altrove, io sono uno che dovrebbe ringraziare, poiché ho comprato per anni le riviste su cui scriveva, il suo libro sul metal italiano (bell'investimento), comprato e visto dal vivo le bands che ha recensito, fatto la grafica per una di quelle che ha "prodotto" (va beh, diciamo su cui ha messo il bollino).
Ecco chi sono.
Sei TU che devi dire grazie a quelli come me, "caro" Gianni. Senza quelli come me TU non esisti.
Ma forse è giusto: non sprecare il tuo prezioso tempo con me. Quanto scritto qui non necessita difficili interpretazioni e chiunque leggerà saprà che razza di borioso ipocrita tu sia, senza bisogno che ti lezzi le mani a rispondere. Né a me, né ad altri.
Ah, già che ci sono... "", si scrive con l'accento acuto, non con quello grave.

Per quanto riguarda l'"immacolata carriera", c'è sempre il punto tre...

PUNTO TRE.
Punto uno e punto due, da soli, non sono bastati a spingermi oltre le rimostranze via mail. Tutto sommato uno è libero di darsi la zappa sui piedi, no?
Poi, un paio di settimane fa, mi sono imbattuto in edicola nel numero due di Classix Metal, su cui il maestro di professionalità scrive, assieme al Fuzz (l'ideatore di "Kakka Metal" su Metal Shock, ma con l'età si è un po' ravveduto) ed altri nostalgici.
Avendo già apprezzato la prima uscita acquisto con gioia la seconda. In fin dei conti l'unica nota stonata del primo numero era una recensione del debutto dei Brutal Truth, proprio del Della Cioppa, a dir poco ridicola: egli evidentemente non ha mai avuto il piacere di ascoltare quel disco e si è dovuto barcamenare in dieci patetiche righe piene di assurdità ("idea sanguinosa di metal cadaverico (...) cloaca di riff intrisi di sangue infetto"), sbagliando i nomi dei componenti ("Dave Lilker") e paragonando i BT ai "Black Sabbath drogati con Iggy Pop come frontman" (termini di paragone che denotano età anagrafica e mentale di chi li ha partoriti).

Comunque, la gioia dell'acquisto scema appena mi imbatto nella (presunta) intervista alle Phantom Blue, realizzata, guarda un po', dal Della Cioppa. Suonava stranamente familiare.
Orbene, più di quattro anni fa io e l'Ammiraglio scrivevamo su Hammerblow, una webzine ora defunta. Oggi lui ha il suo blog, la sua webzine e collabora con Ritual (in vendita in edicola). Insieme realizzammo anche un'intervista via mail alle Phantom Blue.
Quale è il punto? E' che l'intervista che molti hanno letto questo mese su Classix Metal, sborsando 5 euro, è quella che NOI realizzammo nel novembre del 2004, GRATIS, per Hammerblow.
Il "signor" Della Cioppa l'ha tagliata, rimontata, ci ha messo il suo nome e l'ha venduta. Vi chiederete: "dove l'ha trovata, se Hammerblow non esiste più?". Semplice: nell'unico posto dove l'intervista era ancora archiviata: QUI.
Sul blog di uno che già lo ha in tanta simpatia.
Carino, nevvero? Plagia chi ti critica, e amen.

E chissà quanto altro materiale della rivista è stato riciclato con tanta dovizia di particolari, fonti escluse.
Esempio di professionalità, di moralità, di serietà.
E di attendibilità, visto che io e l'Ammiraglio potevamo anche essercela inventata, quell'intervista. Copiare da "signori nessuno" come il sottoscritto è come fare ricerca scientifica usando Wikipedia: in bocca al lupo.
Ho segnalato la cosa all'Ammiraglio (vedere qui) e anche lui non l'ha presa molto bene, ovviamente. Solo che è molto più diplomatico di me.

Insomma, non c'è due senza tre.
Cosa mi aspetto ora dal BarbaGianni e da Classix Metal? Nulla. Ho capito con chi ho a che fare e so di non essere degno delle attenzioni di Sua Maestà.
- Nel mio mondo ideale (dove i giornalisti non mettono la virgola tra soggetto e predicato verbale, per dirne una) chiederei almeno una pubblica ammenda, un trafiletto di scuse sul numero tre della rivista, per motivi molto semplici: LE FONTI SI CITANO, GLI ARTICOLI NON SI RUBANO. In seguito, le fonti utilizzate in OGNI articolo/intervista dovrebbero essere sempre apposte in calce.
- Nel mondo reale mi aspetto che non accada nulla. Anzi, prevedo reazioni stizzite, enfatizzate da manie di persecuzione, tipiche di chi crede di essere qualcuno. O pagliaccesche scuse, tipo "tanto il sito non esisteva più" (ma l'intervista , e non è comunque tua). O strategie evasive, tipo "beh, è naturale che le cose vadano così... son gruppi vecchi" (qualunque cosa possa voler significare).

Io non voglio ragionare con gente così. Mi fa schifo anche solo l'idea di provare a contattarla per sentire che dice.
Invertiamo le parti e facciamo che sono io il Marchese del Grillo, quello che "io so' io, e voi nun siete un cazzo".
Fai quindi quello che vuoi, Gianni. Non prenderti la briga di aggiungere commenti a questo post, casomai Google te lo facesse saltar fuori mentre surfi alla ricerca del "fratello del terzo bassista del seminale gruppo padovano dell'81 che spaccava il culo ai blasonati mostri sacri d'oltralpe e se non lo conosci non puoi dire di essere un metallaro".
Cancellerò automaticamente i tuoi eventuali commenti, e non cercherò il trafiletto di scuse sul tuo terzo pamphlet per metallari D.O.C., se mai ce ne sarà uno.
Non ho correttezza da offrire a chi non la merita. Non ho rispetto per chi non ne ha per me.
Non ho tempo
.

Ripassati un po' di grammatica e di sintassi, smettila di copiare, rispetta chi ama la musica ma non vive di illusioni infantili, impara a chiedere scusa a lettori, musicisti e colleghi quando fai una bischerata e abbassa la cresta. Sarebbe già un buon inizio.
In caso contrario, preoccupati solo di una cosa: a qualunque concerto o mostra del disco tu dovessi incrociarmi guardati seriamente le spalle. Stavolta hai davvero rotto il cazzo alla persona sbagliata.

Rassegnati amico, il rock è anche questo: faide tra poveracci.

------------------------------------
* In data 3 maggio, ovvero il giorno seguente a questo post, la pagina linkata ("info per i gruppi") viene curiosamente modificata, dopo anni. Impossibile perciò godere appieno degli imperativi "do's and don't's" di GDC: dal sempreverde "non madatemi demo" a quello che i gruppi NON devono scrivere per stargli simpatici ("non suoniamo come gli altri gruppi italiani", "non leggiamo le riviste specializzate", ecc.). Grossa perdita. Peccato.

Etichette: , , , , ,

Bookmark and Share
8 comments

01 maggio 2009

Un ordinario caso di obsolescenza programmata

"Non comprarlo, non ti serve", si legge spesso sui muri. E sembra un avanzo demodé della scenografia di "Essi vivono", vista con gli occhi dei giusti.

Nell'era digitale il concetto andrebbe comunque rivisto e ricodificato: "aspetta a comprarlo, compralo a meno, effettua ricerche minuziose, non ti fidare, parti dal presupposto che sei carne da macello, aggregati per fasce di consumo e di casistica dei problemi riscontrati, fatti giustizia da solo".
Passata l'età dell'oro degli impianti stereo, delle lavatrici, dei televisori, delle automobili che duravano "una vita" (o almeno la longevità sensata che il loro alto costo presupponeva), tutto ciò che è digitale, ovvero tutto, viene oggi centellinato nella sua scala evoluzionistica, goccia a goccia, per il lubrico palato del consumatore medio. Che non sa, non vuole, non può rendersi conto del valore reale di ciò che acquista.

Per valore reale intendo una media, molto ragionevole, tra valore di mercato e valore d'uso. Il primo, deciso ed imposto dall'alto, frutto di studi di marketing, psicologia di massa e bieco comportamentismo (la pubblicità suona il campanello, il consumatore inizia a salivare). Il secondo, buon vecchio (bolscevico) concetto caduto in disuso, frutto del "quanto, come e a cosa ti serve?". Troppe domande tutte insieme per rimanere un'idea cool, nel caleidoscopio di cazzate globalizzate del terzo millennio.
Il prevalere del primo ha portato nel tempo al proliferare di merci altamente deperibili, anche quelle costose. Accorciando forzatamente il ciclo vitale del bene è caduta l'ultima legge capitalistica che avesse un senso, basata sulla diretta proporzionalità tra prezzo e qualità, prezzo e longevità.
Il prezzo è ormai subordinato a caratteristiche "altre", definitivamente extra (novità, funzionalità, design, esclusività e una non ben identificata coolness, frutto di snobismo e sfogo di frustrazioni personali attraverso la detenzione/esibizione di oggettistica varia. Esempio sovrano di coolness, il SUV: Socially Unsustainable Vehicle).

Capita quindi che tutto si rompa, appena fuori garanzia (perché la garanzia è ormai il vero ciclo vitale del bene materiale), e si debba procedere a ricomprarlo, in veste nuova, con nuove eccitanti caratteristiche, al miglior prezzo (ma solo per i prossimi venti minuti). E col cacchio che si ripara, perché finisci nel tunnel dei call center, delle assistenze farlocche, dei "le conviene acquistarne uno nuovo", dell'incapacità cronica di dire la verità per quella che è: "caro signore, lei deve acquistare, non possedere".

Il nuovo consumismo è basato sul permanente flusso di moneta virtuale, non sul possesso/godimento del bene materiale. Il nuovo consumismo è post-capitalistico e post-materialista. Non ha bisogno del bene materiale in sé, quanto del suo movimento perenne, a mezzo carta di plastica, di mano in mano, da produttore a consumatore a discarica e via di nuovo. Non ha nulla di trascendentale, ma il distacco dal gretto "oggetto" è tale da apparire persino mistico, a qualche "consumer whore" ben indottrinata.

In un'ottica pseudo-buddhista il consumatore che oggi voglia acquistare, che so, un hard disk esterno viene condotto per mano nel gratificante percorso iniziatico dell'escalation di capienza: ogni byte un tantra. Non importa dove arrivi giovedì, l'importante è il percorso che fai. Trecentocinquanta giga, cinquecento giga, un tera, due tera e alimentazione via USB, la realizzazione spirituale. La prova che la dottrina dell'impermanenza ha un suo senso tecnologico.
Credere è obbedire (e viaggiare un po' a vista, tanto per darsi l'illusione di fare ancora qualcosa). La carota ci ciondola invitante davanti agli occhi, basta camminare.

Ieri stavo per buttare la stampante (una laida Epson Stylus C48, che stampa già male di suo e consuma più inchiostro di una tipografia nel milanese). Aveva deciso di bloccarsi, con le lucine lampeggianti e un messaggio di errore divertente: "Parti all'interno della stampante sono alla fine del proprio ciclo di servizio. Consultare la documentazione della stampante".
Qualcosa è andato.
Rotto? Inceppato? Consumato? Scollegato? No. Quel linguaggio serafico serve a veicolare il concetto sopra espresso: "Gentile utente, il suo tempo è scaduto. Le abbiamo concesso di stampare, adesso faccia la sua parte. La chiami pure fidelizzazione forzata, ma in questo preciso istante Lei deve intendere che la stampante è da sostituire, a prescindere da ogni altra considerazione. Grazie per averci scelto.".

Essendo l'ennesima volta (e con l'ennesima marca) che un sì misterioso evento pone fine a un bene assolutamente intonso, usato con criterio e moderazione, faccio quello che ogni consumatore post-buddhista dovrebbe considerare di fare almeno una volta nella vita: mi incazzo. Non voglio ricomprarla, non voglio più accettare supinamente la logica bastarda di questi magnati (magnaccia) della tecnologia.

Primo: perché è già assurdo di per sé che si producano millemila modelli di stampante, tutti assolutamente identici nella sostanza ma volatili nel tempo. Compra, cambia, getta.
Secondo: perché mi sono scassato le balle di comprare cartuccine minuscole di plastica con un dito di inchiostro e pagarle più di una penna stilografica. Che scrive meglio e almeno mi tiene allenati mano e cervello. Compra, cambia, getta.
Terzo: perché ogni volta che c'è una magagna la garanzia è "appena" finita, e non può essere sempre una combinazione. Essendo il classico "utente medio" mi sono posto dei questiti, che hanno trovato subito risposta. Vedere più avanti.
Quarto: perché ogni volta che la magagna porta a scontrarsi con assistenze e consulenze via mail, telefono o online c'è di che sbellicarsi, ma dalla rabbia.

Questa volta opto per l'assistenza via chat della Epson. "Risponde" tale Saverio, che in tre battute (copiate e incollate, quindi tanto valeva usare una pagina di F.A.Q., o un avatar di Second Life con il corpo di banchiere e la testa di sciacallo) mi spiega la situazione:
"Il messaggio che riceve, indica che i filtri di raccolta dell'inchiostro di scarto sono pieni. Ne viene quindi richiesta la sostituzione, occorre poi reimpostare il valore iniziale del contatore, operazione che è opportuno effettuare presso un Centro Assistenza Autorizzato Epson. Info indirizzi al link: http://www.epson.it/ecceteraeccetera. Ci teniamo a precisare che il contatore tiene conto del numero di stampe realizzato, dei cicl. i di pulizia, sostituzioni cartucce, ecc... Questa operazione rientra quindi nelle normali attività di manutenzione della stampante che è importante ottemperare per permettere alla macchina di mantenere la sua integrità nel tempo e garantire elevati standard qualitativi. L'operazione, per essere eseguita in sicurezza, richiede l'intervento di tecnici specializzati in quanto occorre smontare alcune parti della macchina."
"Ci sono dei tamponi interni che si riempiono dopo un certo volume di stampa per la quale la stampante e' progettata."
"Normali attività di manutenzione", tarate ad hoc, in modo che risultino necessarie abbastanza in là nel tempo da non essere coperte da garanzia, eseguibili solo tramite loro, a un costo più alto del valore della stampante da nuova.
Azzerare un counter e (forse, non necessariamente) ripulire un tamponcino da inchiostro intenzionalmente sprecato (vedi consumi assurdi, specie in fase di pulizia testine).
Non chiedere come pulire il tampone, o perché ti trascinano all'amo con tanta insolenza, quando vuoi solo nuotare libero nell'illusione di poter stampare a colori la mappa della tua prossima vacanza all'Ipercoop.
Compra, cambia, getta.

Inevitabile la chiosa ipocrita: "Grazie per aver usato il servizio EPSON e-talk. Siamo aperti dalle 9 alle 18 da lunedí a venerdì. Se vuole acquistare prodotti EPSON per favore chiami la nostra linea pre-sales al numero 800801101. La sessione si è conclusa."
Sì, è proprio un favore. Ma non voglio farlo alla Epson (o alla Canon, o a chiunque altro, e pare siano molti, adotti queste politiche scorrette ai limiti della truffa al consumatore).
Lo faccio a chi dovesse riscontrare questo tipo di problema con stampanti Epson, causato volontariamente dal produttore solo per fargli comprare un modello nuovo, con cartucce nuove e diverse, senza motivo e senza fornire vera assistenza su quella già acquistata:

1) Documentati (io l'ho fatto qui)

2) Scarica e installa SSC Service Utility, losco software "dalla parte del consumatore", che ti permette almeno di azzerare il maledetto counter e continuare a stampare, cosa altrimenti impossibile visto il blocco totale imposto dal produttore. Per magia la tua stampante riprenderà vita e (fate "ooooh" tutti in coro) stamperà come e meglio di prima. Appena la lucina verde e quella rossa smetteranno di lampeggiare capirai che sei stato preso per il culo.

3) Non gioire: chiediti quante stampanti economiche hai buttato via in passato, causando danni evitabilissimi all'ambiente e al portafogli.

Vicino casa mia, anni fa, c'era una scritta su un muro: "Vi stanno sussumendo".
Non so se l'autore fosse un banchiere-sciacallo pentito o un sindacalista in vena di escursioni filosofiche, ma credo di aver finalmente capito cosa significasse.

Penso che la stamperò in formato A. Con cartucce compatibili.

Etichette: , , ,

Bookmark and Share
5 comments

25 febbraio 2008

Baciamo le mani

Da aprile in tutte le sale: "A Spasso Nel Tempo 3: A colazione da Torquemada".
Riduzioni all'ingresso per coppie ariane sposate, embrioni (maschi) e tesserati UDC/UDEUR/ProLife.
Seguirà il nuovissimo documentario "Come il Sole gira attorno alla Terra, e con una certa reverenza", a cura della CEI.

Mi è sempre più difficile scherzarci su.
Forse hanno ragione questi scriteriati. Magari l'unico modo per evitare davvero la fine del mondo è riportarlo indietro di secoli.
Fosse così facile mi metterei a molestare bambini pure io, tra una soffiata al KGB e l'altra.

Etichette: , , ,

Bookmark and Share
6 comments

19 febbraio 2008

Intervallo

Italia (panorama)
(in sottofondo: chitarrina classica in monofonia)

Etichette: , , ,

Bookmark and Share
6 comments

12 febbraio 2008

Mi si nota di più se non vengo?

Non si placa la polemica per la scena erotica fra Nanni Moretti e Isabella Ferrari di "Caos Calmo", il film di Antonello Grimaldi arrivato venerdì scorso nelle sale con l'indicazione "per tutti" (quindi senza divieti) e già primo al box office. Dopo Famiglia Cristiana anche il responsabile della Cei per la pastorale giovanile, don Nicolò Anselmi, critica la scena d'amore.
E, in una lettera ai ragazzi che andranno alla Giornata mondiale della gioventù di Sydney, avanza la proposta che professionisti seri come Moretti e la Ferrari rifiutino in futuro di prestarsi a "girare scene erotiche volgari e distruttive".

Fonte: Repubblica.it

La citazione da "Ecce Bombo" mi pareva inevitabile.

Tempo sprecato controbattere. Come sempre, non c'è gusto né guadagno nel parlare ai sordi.

Sei un prete, un fedele, un chierichetto, un crociato della Militia Christi o un generico timorato di Dio? Non andare a vedere il film. Punto.

E fatti anche un bel chilo di "non volgari e costruttivi" affaracci tuoi.
Tra l'altro non si parla mai con la bocca piena. E chi vuol capire ha capito.

Etichette: , , , ,

Bookmark and Share
8 comments

30 gennaio 2008

A proposito di Mastella

Avete notato come i TG Mediaset stanno progressivamente operando un face lifting al sudicio inciucione di Ceppaloni?
Facciamo due più due: finché Mastella è al governo "col nemico" lo si dipinge come tale (ma senza grande entusiasmo, visto che di "rosso" non ha neppure la cravatta), poi si gioisce per la sua caduta (perché comunque fa crollare lo sgangherato collage di Prodi), poi -in prospettiva di un nuovo governo di centrodestra e sicuri di portarsi il mafioso a bordo- si inizia a dipingerlo come una vittima di congiure di palazzo (pugnalato da Veltroni? Inciampato in un colbacco? Ricattato da Nanni Moretti?).
Ecco quindi le interviste ad hoc, l'occhio lucido di amici e parenti, i concittadini -gli immancabili e giornalisticamente nulli "uomini della strada"- che gridano allo scandalo (come se sapessero una sega).
Alla fine si vedrà se ho ragione, ma l'impressione è quella dello sdoganamento strategico.

"Garantito al limone", si diceva una volta. "Sicuro come il ritorno all'aborto clandestino", si dice oggi che l'Italia è poco più di un protettorato del Vaticano.

L'unica soddisfazione, magra come Fassino, è che il biennio Prodiano si sia concluso con questo tonfo NON per le pretese delle paventate frange estremiste/anarcoidi/no-global, ma per un gretto mafioso centrista pronto a saltare dall'altra parte. Dove c'è più urgenza di indulti... E dove comunque avrà più argomenti di conversazione, vista la compagnia.

Nella foto: L'ex Premier minimizza illustrando agli alleati le dimensioni del pene del leader dell'UDEUR.

Etichette: , ,

Bookmark and Share
3 comments

16 gennaio 2008

Libera nos a papa

Il Papa annulla la visita alla Sapienza di Roma.
Che sgomento... credo proprio che non ci dormirò.
Mi terranno sveglio i divertenti titoli delle edizioni di domani di onorevole carta da culo quali sono Libero, Padania, Osservatore Romano e Giornale (scusa Ammiraglio, ma domattina mi darai ragione anche tu).
Altro che la monnezza di Napoli. Qui c'è l'emergenza "giornalismo supino".

P.S.: Uno che nel terzo millennio ancora ragiona contro il darwinismo e ripropone la validità degli esorcismi non va fatto entrare nemmeno in un autogrill, altro che cattedre universitarie. E poi è un extracomunitario, no? Quindi come fa a non stare sulle corna ai balilla che lo difendono a spron battuto?
Avessimo potuto clonare Wojtyla... Quello almeno girellava per il mondo e se lo ciucciavano un po' tutti, a turno.

Update 16 gennaio ore 11:03
La stampa conferma: quelli come me sono catalogabili come "talebani laicisti" e "nazisti rossi" e il Papa sarebbe "in ostaggio" ("Padania") e condannato al "rogo laico" ("Libero"... e sì che di roghi la chiesa se ne intende).
Come si dice in macelleria dalle mie parti: "....Altro?".
Un peccato che io non sia nato nel medioevo. Doveva essere un periodo da sbellicarsi: terra piatta, sole che le gira intorno, streghe, indulgenze plenarie, guerre sante, torture...
Come resistere alla nostalgia?

Etichette: , , ,

Bookmark and Share
19 comments

09 gennaio 2008

Siamo quello che bruciamo

Inizia il nuovo anno e tutto ciò di cui si parla è spazzatura.
Non quella "nobile", dei film scoreggioni, delle Ambre con l'auricolare, dei porcili televisivi, di popstar tossiche e reucci francesi con altezzoso trancio di carne italiana a braccio.
La spazzatura vera. Quella che oltre a essere inutile puzza.
E io non mi sento per niente coinvolto né interessato.

Gente di vario tipo è coinvolta: c'è chi, tra regione e comuni, si è rubato per decenni miliardi di incentivi statali, chi non ha mai fatto il proprio lavoro nella raccolta (pur disponendo di un organico spaventoso), chi non ha mai pensato che la raccolta differenziata fosse importante, chi ha continuato a insudiciare fregandosene di tutto, chi ha strumentalizzato la questione dei termovalorizzatori (e chiamiamoli "inceneritori": basta narcotizzare il linguaggio ogni volta che una parola ti suona male), chi ha appiccato incendi nelle discariche a cielo aperto create nelle strade, chi ha messo a ferro e fuoco quartieri interi convinto di risolvere qualcosa, chi ha partecipato a sassaiole contro polizia, pompieri e giornalisti (convinto di che non si sa), chi impunemente inveisce contro chissà chi (lo stato, gli sbirri, la Juve, i marziani, Garibaldi, i numeri primi, la grammatica italiana) perché non vuole i propri rifiuti né in strada né in un inceneritore. Non li vuole proprio. Però li produce.

E c'è chi, in Germania, si prende la sua immondizia -e non a gratis- e rivende a noi tutti l'energia prodotta grazie ad essa. Così i miei soldi vanno, per due strade separate, ai crucchi (un paio di volte) e ai napoletani.

Mi si perdoni quindi se, non avendo la "fortuna" di vivere in Campania né quella -purtroppo!- di vivere in Germania, guardo il telegiornale e penso che io davanti all'emergenza-rifiuti non provo niente.
Ma proprio niente.

Non è un'emergenza. E' solo un gigantesco concorso di colpa.
Lieto di non entrarci e determinato a non volerci entrare.

Etichette: , , , , ,

Bookmark and Share
9 comments

20 dicembre 2007

Rai-Slave

Non credere a quello che si legge. Non credere perfino a quello che si vede. Capita spesso.
"Non credere alle proprie orecchie" talvolta è invece solo un modo di dire.
Eccovi l'intercettazione telefonica relativa alla vicenda Berlusconi-Saccà di cui si parla molto ultimamente.
Come direbbe il Mascetti, "servo della gleba e merdaiolo".

Per quanto questo governo faccia schifo, per quanto il PD sia molto più (e molto peggio) che un'illusione, niente potrà essere peggio del disgustoso quinquennio del padrone. E dei suoi servi.
Un sentito grazie a Espresso Multimedia per il prezioso contributo.

Ascoltate e godete.

Etichette: , , ,

Bookmark and Share
18 comments

19 dicembre 2007

Odio Tiscali

Oggi ho faxato quanto segue al "signor Tiscali". Sì, perché da marzo non è possibile parlare con un loro operatore, a meno che non si voglia chiamare un 892 (tanto i soldi crescono sugli alberi). E sul loro sito non c'è nessun recapito mail cui segnalare malfunzionamenti e disservizi. NESSUNO. Loro dicono di sì, nelle mail di risposta automatica del fantasmatico "servizio clienti" (nessun essere umano le scrive o le invia: è antimateria); per la precisione ti invitano cortesemente ad utilizzare l'"apposito modulo". Che non esiste. Mille bannerini, inutili FAQ e un solo modo per contattarli: il telefono "a pago".
Negli ultimi due anni inoltre non sono state più apportate modifiche ai piani tariffari (negli anni passati ti allargavano la banda o ti abbassavano il canone -ho un contratto flat-). Col progredire della tecnologia era sensato. I sagaci manager pare abbiano deciso che non lo fosse più. E ora mi ritrovo a pagare l'equivalente di una connessione a 20 Megabit, mentre ne ho una da 6.
In più se ho un problema me lo posso infilare nel di dietro. Nessuno mi ascolta, nessuno mi legge.
Dulcis in fundo, se voglio aderire ad una delle loro proposte Internet+fisso "aperte a tutti" (altra bugia) non posso (vedasi fax).
Ecco il testo inviato, cui non farà seguito nessuna risposta.
Cortesemente.

Rif: Malfunzionamento ADSL attiva sul numero 055****** (intestatario della linea telefonica: ************)

“Cari” signori della Tiscali,

E’ UNA SETTIMANA che segnalo continuamente, ogni giorno (di notte non si può, stando alle regole della vostra telefonista virtuale), un malfunzionamento al servizio di assistenza telefonica Tiscali. NESSUN RISULTATO. Il problema persiste e NESSUN VOSTRO SMS mi avvisa al riguardo, benché lo promettiate a mezzo disco registrato.

Non mi si chieda di parlare direttamente con un operatore vero, perché non sono disposto a buttare altri soldi per una telefonata a un NUMERO 892. E questa è una vergogna: l’assistenza DEVE essere GRATUITA -come è SEMPRE stata fino a poco tempo fa-, soprattutto visto il canone mensile di 30 euro, ormai TUTTO FUORCHÉ CONCORRENZIALE.

Il problema è SEMPLICE, ma non previsto dalle tre opzioni date dalla vostra vocina registrata: ogni due-tre minuti la luce del modem (già fatto controllare e funziona) comincia a lampeggiare e ovviamente cade la connessione. Ritorna verde, mi riconnetto e la connessione cade nuovamente dopo poco. E così via. Da giovedì a ieri principalmente la notte, oggi per tutto il giorno.

Vi precedo:

- SI’, i filtri ADSL sono tutti al loro posto e funzionanti,

- SI’, ho già chiesto a Telecom e lì non risultano problemi,

- SI’, driver e software vari sono tutti funzionanti,

- SI’, ho già provato a scollegare e ricollegare il modem (fino a diventare scemo).

- NO, non ho contascatti della Telecom.

Già non mi fate passare ad un contratto che includa sia ADSL che telefonia fissa*, almeno fate quello che siete pagati per fare: risolvere i problemi e comunicare coi clienti in caso di disservizi. Inventatevi delle scuse ma fatelo, per Dio.

Vi avviso che se rispondete a questo reclamo con una MAIL PRECOMPILATA CHE MI INVITA A “CONSULTARE LE FAQ” non solo vi mando a quel paese (poco male: non ve ne fregherebbe niente), ma DISDICO IMMEDIATAMENTE IL CONTRATTO e adico alle vie legali (MANCATO SERVIZIO, MANCATA ASSISTENZA, PUBBLICITÀ INGANNEVOLE, DANNI MORALI e MATERIALI -tutte le complicazioni lavorative ed i ritardi che mi state causando-).

Solo questo vi preme, immagino.

“Distinti” saluti,


Dott. Gianluca Venditti


cell.: *************

(USATE il numero che vi ho dato, visto che se rispondete via mail non so SE e QUANDO potrò leggere le vostre preziose ed intempestive istruzioni in merito. Il motivo lo sapete.)
_____________________________________

* Questa è bella: ho richiesto per MESI di passare a Tiscali “in toto”, attratto dalle vostre offerte e volendomi sottrarre al capestro del canone Telecom. Ogni volta l’operatore mi diceva che non era “ancora” autorizzato ad avviare contratti “tutto in uno” con chi fosse GIÀ utente Tiscali per Internet. Traduco: NON POSSO USUFRUIRE DELLE OFFERTE DA VOI PUBBLICIZZATE COME “PER TUTTI” POICHÉ SONO GIÀ VOSTRO CLIENTE! Posso solo “aggiungere” un servizio (spendendo di più, ecco l’arcano), ma non sottoscrivere con voi un nuovo contratto che preveda il mix fisso/internet. Geniale mossa di marketing o inspiegabile suicidio commerciale? Entrambi, perché così voi ACCALAPPIATE QUALCHE VITTIMA DI TELECOM, ma RISCHIATE DI PERDERE CHI È GIÀ DA VOI (perché voi capirete che adesso io sto prendendo in considerazione altri gestori).

Più semplicemente vi interessa in primis strappare clienti ad altre compagnie, e SOLO IN UN SECONDO MOMENTO (tempo, soldi e telefonisti precari permettendo) CURARVI DEI CLIENTI GIÀ ACQUISITI. Clienti che in questo caso vorrebbero SOLO COMPRARE PIÙ SERVIZI DA VOI POICHÉ SODDISFATTI (questo è l’assurdo!) e si ritrovano a “ragionare” con voci pre-registrate o tuffarsi nel delirio delle telefonate a strozzo.

NOTA: Magicamente, dopo una settimana di travaglio, stasera Internet funziona.
Grazie, antimateria.

Etichette: ,

Bookmark and Share
9 comments

10 dicembre 2007

E figli (romanamente) maschi

Il buono, il brutto, il cattivo.

Il buono: una volta tanto un prete. Don Alessandro Santoro, del difficile quartiere delle Piagge. Uno di quei preti effettivamente impegnati nel sociale e in una zona di Firenze volontariamente fuori dai riflettori: microcriminalità, disservizi, sporcizia, immigrazione molesta, abbandono.

Il brutto: Sandra Alvino (63 anni), una sposa, che più di vent'anni fa avrebbe potuto essere uno sposo. Un taglio e zac. Ad ogni modo il/la trans contrasse matrimonio civile con Fortunato Talotta (62 anni) già nel 1983. Ora vorrebbe sposarlo in chiesa (ma come vedrai, cara Sandra, le porte del Signore sono aperte solo per chi vuole lui).

Il cattivo: il famelico e sempre in agguato "Diritto Canonico". Quello per cui tenere in vita qualcuno tra atroci sofferenze è giusto, quello per cui anche un pensiero bagnato è già feto, quello per cui un transessuale (di fatto una donna) non ha lo stesso diritto di contrarre matrimonio una donna sterile o di un uomo impotente, in una evidente contraddizione.
Perché "senza la finalità di procreare", ammonisce il Diritto canonico, il matrimonio non può sussistere.
Interessante.
Peccato che non abbia mai letto né sentito di parroci/vescovi/cardinali che proibissero le nozze a coppie in cui lui o lei fossero sterili, avessero subito un intervento di vasectomia o di rimozione delle ovaie.
Ma a questo si attaccherà la (sicuramente negativa) risposta del Vaticano, ora che Santoro ha inoltrato ufficialmente la richiesta di celebrare le nozze all'arcivescovo di Firenze, Ennio Antonelli. Aspettiamoci quindi l'ennesima dimostrazione di ipocrisia.
Cari Sandra e Fortunato, non preoccupatevi. Gli anni trascorsi insieme dimostrano che vi volete bene e questo è ciò che conta. Comunque andrà pensate che "loro" hanno molto più bisogno di voi di quanto voi ne abbiate di loro.

Sapete quanto normalmente maldigerisca tutto ciò che riguarda la Chiesa, ma voglio remare contro la mia stessa corrente e riportare per intero una bella lettera di Don Santoro risalente al 2005, per darvi un'idea di come la religiosità possa, quando espressa "dal basso", essere vicina a quello che io chiamo "buon senso". Vicina al sentire comune. Sostituite "Spirito Santo" con "volontà e ragione dell'uomo" e vedrete che tutto torna. Il testo che segue fece scalpore all'epoca (fu pubblicato sul blog di Grillo, ergo necessitava una scomunica, no?), attirando l'odio dei soliti teocon del cazzo (vedi l'invettiva del delirante Dante Pastorelli, che Satana se lo porti -lui che ci crede-), pronti a mandare Santoro al rogo pur di non avere uno "strano prete no-global" tra le proprie fila e di "estirpare la mala pianta dell’eresia e della ribellione". Ma questa è la Chiesa attuale: ottusa ed arrogante, presa ad abbaiare alle ombre mentre il gregge si disgrega piano piano.

Mi sono permesso di evidenziare dei passaggi che condivido fortemente.

Lettera di Alessandro Santoro, prete delle Piagge in Firenze

Caro Spirito Santo, mi rivolgo a te che sei datore di vita e soffio di speranza per l’umanità intera perché tu possa penetrare nelle stanze del potere ecclesiastico per restituire quell’”alito di vita” e di profonda compassione nel cuore di questo nuovo Papa e del suo entourage perché imparino ad ascoltare la tua voce e non continuino, una volta per tutte, a farsi trascinare nei tatticismi e negli intrighi di palazzo e di potere.

Fa che questo Papa sia a piedi scalzi, semplice e umile, che diventi compagno di strada e di vita di chi fa fatica e si sente escluso e oppresso, come del resto ha fatto Gesù che ha scelto la Galilea delle genti, luogo dell’esclusione e della emarginazione per ridare vita al mondo.

Fa che questo Papa abbia il coraggio di incarnarsi nella storia degli altri, che abdichi alla Verità assoluta che schiaccia e uccide e senta il bisogno di incontrare e nutrirsi delle Verità dell’altro. Dio non ha un nome, prende ed assume il nome dei volti e delle storie degli emarginati di questo mondo e nessuno detiene la verità di Dio e può pretendere di possederla.

Fa che questo Papa scenda nei bassifondi della storia, che abbandoni i palazzi del potere, che non viva più in Vaticano, luogo del potere curiale e torni ad essere il pastore di tutti, uomo tra gli uomini senza più nessuna enfasi trionfalistica. Non abbiamo bisogno di un Papa con strutture forti e apparati pesanti, proprie dei sovrani e dei potenti, ma di un Papa che si spogli di tutto quello che lo separa e lo divide dalle persone, che sappia lasciare tutto ciò che lo rende ricco e possa concedersi l’unica ricchezza possibile per chi si fa servo, quella in umanità.
Siamo stanchi dei troppi orpelli, troppi luccichii, troppi ori che appesantiscono la sua casa, ed è arrivata l’ora che il Papa possa prendere le distanze da questo sfarzo senza senso e che impari a vivere nella povertà senza ostentazioni.

Fa che questo Papa sia capace di Vangelo, testimone e profeta di un Vangelo possibile per tutti, che sappia piangere con chi piange, ridere con chi ride, soffrire con chi soffre. Fa che sia intransigente solo nell’amore e continui a gridare forte contro tutte le guerre del mondo e possa aiutarci, e aiutare i grandi della terra, a considerare la guerra, le guerre e la corsa agli armamenti una assurda follia.
Fa che possa far diventare la guerra un tabù inaccettabile e cancelli l’ipocrisia assurda di chi, anche nella nostra Chiesa ritiene ancora plausibile una guerra giusta.

Fa che questo Papa sia capace di perdono, che non abbia paura a riconoscere la violenza e le violenze della nostra religione, che sappia soffiare nella nostre vite e nelle nostre comunità umane uno spirito di tenerezza, perché per tutti, chiunque sia, ci possa essere un pezzo di pane, una carezza, un abbraccio e una vera liberazione.

Fa che questo Papa non ci riempia di encicliche e di documenti, troppe parole hanno inchiostrato la nostra fede, fa che cresca nell’ascolto di quella parola di Dio che è la vita degli uomini e delle donne. L’unica parola possibile da rendere viva e vera nella nostra storia è quella del Vangelo. Rendi questo Papa carico di utopia, capace di vedere oltre e di darci il coraggio di fare un passo più in là, un Papa meno maestro e più fratello, meno grande e più debole, meno forte e più dolce, meno sicuro e più compagno. Gesù sognava e praticava il sogno di Dio, fatto di una politica di giustizia, di una economia di uguaglianza e di un Dio pienamente libero; fà che negli occhi, nelle mani, nel cuore, nella pancia, nei piedi di questo Papa ci possa essere questo stesso sogno necessario perché questo nostro affaticato mondo riabbia la vita e “l’abbia in abbondanza”.

Fa che questo Papa abbia il coraggio di abbandonare i segni del potere e possa ritrovare e concedersi il potere dei segni, perché la nostra Chiesa possa spogliarsi della porpora e rivestirsi del grembiule, possa abbandonare i conservatorismi comodi al potere e recuperare la libertà piena e viva dei figli di Dio.

Fa che questo Papa ridia spazio e attualità alla rivoluzione del Concilio che voleva che le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini e dei poveri diventassero pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce del Vicario di Cristo e delle comunità cristiane. Le grandi aperture e novità del Concilio sono state tradite e burocratizzate, la tensione verso il nuovo si è persa nei meandri delle chiusure, delle prudenze e meschinità curiali.

Fa che questo Papa possa finalmente ridare spazio ad una collegialità vera, ad una chiesa Popolo di Dio, ad una comunione incarnata, ad una conversione senza mezze misure e compromessi. Dagli la forza ed il coraggio di proporre un nuovo concilio dove la Chiesa ripensi se stessa con il contributo vero e profondo di tutti, proprio di tutti.

Fa che questo Papa si apra all’idea di libertà e di responsabilità, che rinneghi una Chiesa moralista e sessuofoba, che possa dare spazio con pari dignità a tutte le relazioni affettive, a quell’amore plurale fatto anche di omossessuali, transessuali, divorziati, separati; è anche attraverso di loro che l’amore di Dio, così grande e universale ritroverà spazio nelle nostre comunità, troppo spesso abituate soltanto a giudicare e a condannare e non ad accogliere e a celebrare la vita.

Fa che questo Papa sappia riconoscere il valore imprescindibile delle donne, perché senza la loro sensibilità, la loro capacità di “precederci” e di amare con tenerezza, la Chiesa rimarrà sempre sterile ed incapace di futuro.

A Te Spirito Santo l’impegno di portare il respiro di tutti i piccoli e i poveri del mondo e soffiare questa brezza leggera dei perdenti e dei vinti nel cuore del Principe della Chiesa perché possa rinunciare ai titoli e alle lusinghe del Potere e possa farsi degno del Vangelo di libertà e di pace del nostro fratello Gesù di Nazaret. Così lo sentiremo compagno e amico in questa avventura che è la vita.

Alessandro Santoro

Etichette: , , , ,

Bookmark and Share
5 comments

08 dicembre 2007

Ci risiamo

Ri-trombato Luttazzi. "Decameron" è stato sospeso.
Per chi credeva che ci fossero sostanziali differenze tra la TV di regime di era Berlusconiana e quella attuale arriva la puntuale smentita. Ancor più grave nel caso di LA7, che dopo false partenze e infiniti cambi di "line up" cercava di consolidare l'immagine di TV "libera".
Capo d'accusa le presunte offese a (teniamoci forte) Giuliano Ferrara.

Giuliano Ferrara. Ex spia della CIA, comunista, craxiano e a tempo debito anche lecchino del regime forzista, guerrafondaio, mazzettaro e impostore per professione. Tempo -e pasti- permettendo, "grande" firma del giornalismo italiano, perché pare che il sacco di adipe sappia scrivere.
Ma pare anche un uomo col senso dello stato, della deontologia professionale e della coerenza politica di un flipper. E in suo nome, a tutela della sua lardosa incolumità, si cassa Luttazzi.

Era satira quella di Luttazzi. Sapida, oltraggiosa, dritta in faccia. Questo è la satira. Lo sanno anche i sassi, quindi si presume lo sapesse anche il viscido ma sveglio servo Giulione.

Conclusione: può, fatti alla mano, una TV che ospita Ferrara ritenersi indipendente e (soprattutto) libera?
Con un giro di parole, no.

Etichette: , , ,

Bookmark and Share
11 comments

26 novembre 2007

Res publica, res privata

ROMA - I Savoia chiedono 260 milioni di euro allo Stato italiano come risarcimento per i danni morali subìti in 54 anni di esilio: 170 milioni li vuole Vittorio Emanuele; 90 suo figlio Emanuele Filiberto. Ma non è tutto: oltre agli interessi sulle somme richieste, i Savoia vogliono anche la restituzione dei beni confiscati dallo Stato al momento della nascita della Repubblica Italiana. Lo rivela un servizio che andrà in onda questa sera su RaiTre a Ballarò. "Una ventina di giorni fa - anticipa la redazione del programma televisivo - la famiglia Savoia ha chiesto ufficialmente i danni al governo italiano con una lettera di sette pagine inviata al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e al presidente del Consiglio Romano Prodi redatta dai legali dei Savoia Calvetti e Murgia". Tra i motivi della richiesta di risarcimento illustrati nella lettera e spiegati da Emanuele Filiberto in un'intervista al programma di RaiTre ci sono "i danni morali subìti durante l'esilio per la violazione dei diritti dell'uomo stabiliti così come stabilito nella Convenzione Europea del 1948". Secca la replica del governo. Attraverso il segretario generale della presidenza del Consiglio Carlo Malinconico - conclude la redazione di Ballarò - il governo ha fatto sapere che "non solo non ritiene di dover pagare nulla ai Savoia, ma pensa di chiedere a sua volta i danni all'ex famiglia reale per le responsabilità che ha avuto nella storia italiana".
Fonte: Repubblica.it (20 novembre)

Proprio in questo momento gli audaci savoiardi stanno esternando le loro "legittime" richieste nel salotto televisivo più unto d'Italia, "Porta A Porta". Inutile approfondire una questione tanto marginale (nella vita della gente normale) quanto inopportuna.

In estrema sintesi: visto che il mondo è così grande, perché proprio a noi dovrebbe toccare pagare le mignotte ed i videopoker di casa Savoia, pretendendo per un attimo che i suddetti scellerati non siano già di per sé cospicuo motivo di vergogna per l'Italia tutta?
Bella comunque la chiosa buonista della beneficenza: se vuoi soldi per darli a qualcun'altro, perché non chiedere di darli "direttamente" a qualcun'altro?
Troppo semplice?

E quanto dovremmo ancora chiedere al "povero" Filiberto, che con la sua impagabile faccia da cazzo (catodicamente riabilitata a suo tempo da un già decaduto "Quelli che il calcio") osa dirci che alla sua età "parla male italiano perché ha sempre vissuto in Svizzera"? Solo per la presa di giro meriterebbe di essere iscritto a un corso Toefl a sua insaputa.

Presto al via l'iniziativa popolare "un Bignamino per il principino". Sperando desista dalle sue ridicole richieste ed apprezzi lo sforzo di chi ce lo rimanderebbe a calci, in Svizzera.

Dear rampollino, prima di aprire il portafogli per battere cassa apri un libro di storia. E vergognati.
Cristo, sei arrivato a farmi dare ragione persino a Calderoli (che ha presentato al Senato un ddl per abrogare la legge costituzionale del 2002 che aveva fatto decadere le norme transitorie sull'esilio dall'Italia dei maschi di casa Savoia), e ce ne vuole per trovare qualcosa che mi accomuni ad un leghista...

Etichette: , ,

Bookmark and Share
1 comments

11 novembre 2007

Mosche, cannoni e ordinaria follia

Mah.
L'avrete letto o sentito, che seguiate il calcio o meno. Muore Gabriele Sandri, un tifoso laziale (o presunto tale), raggiunto dal colpo di pistola di un poliziotto (o presunto tale) all'autogrill di Badia al Pino (che effettivamente era tale).

Mirabolante l'escalation di assurdità.
Due gruppetti di tifosi si incontrano all'autogrill durante le rispettive trasferte per seguire le proprie squadre, che nemmeno giocavano contro. Non trovano di meglio che darsele, come sempre accade dentro e fuori dagli stadi. Accorrono quelli della stradale, che riescono nel magico tentativo di ammazzarne uno da trenta metri dopo che la rissa si è conclusa. Ovvero dall'altra parte dell'autostrada. Le dinamiche sono ancora da chiarire, ma si chiariranno nel solito modo: nessuno pagherà. E se per un Raciti (per cui esprimo ancora e comunque tutto il mio cordoglio) si ferma il campionato, per un ultrà/tifoso/diosachi si gioca comunque. Anzi no, si sospende solo Inter-Lazio. Poi forse anche Roma-Cagliari, così, per fare bella figura.
Alla diffusione della notizia, che in sé era legata a una vicenda di ordine pubblico ancora da analizzare e nient'altro, scatta la follia da bestiame ultrà: orde di animali inferociti in svariati stadi inveiscono contro la "polizia assassina", spaccano tutto, fanno sospendere partite, minacciano e ricattano come e meglio di certi guerriglieri sudamericani invero poco inclini al dibattito. E non sono neppure rumeni, pensa tu.

Io non ho in simpatia le divise e ritengo oltraggioso il trattamento di favore con cui vengono continuamente omaggiate da tutti i governi che si rispettino (vedasi il triste epilogo del G8: NON per la tiritera strumentale di Giuliani, ma per lo scandalo del pestaggio alla Diaz). Ciò nonostante mi pare demenziale la sequenza logica dei fatti innescata dai -chiamiamoli- tifosi: due sbirri accorrono per sedare una rissa e invece accoppano un civile, tu tifoso della squadra X senti per vie traverse che il civile/tifoso della squadra Z (che magari avresti massacrato tu stesso in un altro autogrill) è stato ucciso da un poliziotto e dichiari guerra a tutti gli sbirri d'Italia, cercando (già che sei lì) di pestare ogni cameraman nel raggio di un chilometro (sia mai che poi la tua faccia venga inquadrata: cosa racconti poi alla mamma, che ti credeva a spacciare onestamente droga ai giardinetti?).
Ha un senso? Un po' come chiedere se ha senso il calcio in generale. E la sensazione è che la risposta sia no. A meno che i tornelli non vengano impiantati nel cranio dei tifosi anziché ai cancelli degli stadi.

Epilogo? Non serve l'Ansa per immaginarlo. Il campionato continuerà, il poliziotto si dirà dispiaciuto (ma rimarrà al suo posto: chi indossa una divisa non paga, che si chiami signor Rossi o Mario Lozano) e gli animali continueranno a massacrarsi ovunque: negli stadi/colosseo di tutta la penisola o in un orfanotrofio per nani brachicefali, fa lo stesso. Tana libera tutti.
Il motivo è semplice e riconducibile alla caratteristica che accomuna proprio tifoso e poliziotto. La violenza? Fuochino. La stupidità? Fuoco. Pensateci.
Esatto. La divisa.

Godiamoci ora i seriosi approfondimenti televisivi, le lacrime di coccodrillo ed i rimpalli tra "tutti in galera" e "come Rodney King".
Perché il calcio non sarà lo sport più bello del mondo, ma una volta in TV è di sicuro il più italiano.
O presunto tale.

--------------------------------
Aggiornamento delle 21:56
E' evidente, man mano che passa il tempo e vengono finalmente illustrati gli allucinanti dettagli dell'evento, come la tragedia dell'autogrill sia effettivamente il classico caso di insabbiamento mediatico da parte della polizia, ordinato o comunque garantito dal Ministero degli Interni.
Errori marchiani di pubbliche relazioni, tutti commessi in un ordine quasi machiavellico: tacere i fatti,
prendere tempo (hanno avuto ore per gestire la crisi), creare falsi presupposti inventando generiche balle su "scontri tra hooligans" (i poliziotti erano lì per un controllo casuale), distorcere l'accaduto.

Cosa andava fatto? Prendere provvedimenti cautelativi su scala nazionale per poi spiegare l'accaduto e (qui ci sono interi libri sull'argomento) assumersi responsabilità. E cazzo se ce ne sono di responsabilità, quando spari "per aria" (aria molto bassa) per dissuadere gente che bisticcia a più di cinquanta metri da te, col rischio di uccidere chiunque. Infatti lo hai ucciso, "chiunque".
Risultato: ora le bestie che hai scatenato ti si rivoltano contro e hai perso credibilità anche tra chi ti avrebbe difeso.
Principali complici della polizia: i media, amplificatori naturali della "fabbrica del consenso", che non verificano i fatti e riportano fedelmente qualunque fesseria un'autorità voglia veder pubblicata.

Ora siamo in pieno clima da "Guerrieri della notte": si sta assistendo alla costituzione in tempo reale di un "asse degli ultrà"
contro le istituzioni su scala nazionale.
Bravi tutori dell'ordine. Bravi giornalisti.
Tutti allineati, in fila per due.

Etichette: , ,

Bookmark and Share
4 comments

07 novembre 2007

Sono stato frainteso

Muore Enzo Biagi.
Silvio Berlusconi, anche davanti alla camera ardente, ribadisce che è stato frainteso.
Vorrei ridere, ma un po' di rispetto per i morti ce l'ho. Io.

P.S.: Proprio ieri ho fatto vedere "Citizen Berlusconi" ai miei studenti. E' il documentario "non" bandito dal precedente governo, che "non" mostra il Berlusca condannare l'"uso criminoso" che Biagi, Luttazzi e Santoro fecero della Rai, che "non" lo inquadra mentre chiede alla "non sua" dirigenza Rai che ciò non accada più, che "non" lo raffigura in altre esibizioni circensi (come quando "non" dà di kapò al parlamentare europeo tedesco, alla prima domanda pruriginosa sul conflitto di interessi).
Ora che ci penso, no. Non l'ho fatto vedere. Sono stato frainteso.

Etichette: , , , ,

Bookmark and Share
4 comments

google, myspace, youtube, hammerblow, tombstone, ebay, yahoo, musica, heavy metal, boicotta, berlusconi merda, anticlericale, metallari, metallini, tallo, anticristiano, nichilismo, ateismo, agnosticismo, antipapa, maledetto xvi, belphegor, savatage, danzig, w.a.s.p., dogs d'amour, testament, death angel, slayer, overkill, skidrow, cinderella, poison, motley crue, fuck, bush, shell, esso, texaco, mcdonald's, nike, amerikkka, rockpolitik, troma, trash, scult, paninari, recensioni, gianni della cioppa ladro, multinazionali, corporate bullshit, ovetto Kinder, ogm, siae, ufo, telecom, bscmf, pmrc, prc, asnu, consiag e tutte le altre inutili keywords nascoste a cui non ho ancora pensato. Se stai leggendo qui sei losco quanto me.