BASTA TEOCRAZIA: fuori Dio dallo Stato e dalla Pubblica Istruzione!
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21 maggio 2009

Reality of the dead

Ci sono sogni che si realizzano, o quasi.
Immaginate il set del Grande Fratello.
Dentro, i soliti inetti, iposenzienti e farneticanti.
Fuori, l'apocalisse zombi.

Il sogno, prevedibilmente, è che i morti viventi dilanino e divorino i subumani del GF in men che non si dica.
Purtroppo ("p" maiuscola) tale evenienza si tradurrebbe in un cortometraggio di 30 secondi circa. Non abbastanza da ricavarci una miniserie come "Dead Set", trasmessa nel Regno Unito a fine 2008.
Se riuscite a digerire l'idea che gli abitanti della casa non crepino al primo fotogramma, godetevi i cinque episodi della serie.

Zombi veloci stile "28 Giorni dopo" (o, prima ancora, "Incubo sulla città contaminata"), un po' di effetti digitali (sempre non indispensabili, ma almeno non fanno danni), buona regia, cast degno e sporadici omaggi a "Day of the dead" (soprattutto nella quinta puntata).
I tipi della casa sono tratteggiati abbastanza bene, con menzione speciale per l'ebete Pippa (complimenti per la scelta del nome), un'oca intollerabile, e Patrick (il regista dello show), viscido ed arrogante, ma con dei gloriosi baffi a manubrio.

Per essere un prodotto televisivo niente male davvero.
Certo, la mia idea di morti viventi prevede maggiore claustrofobia, zero computer e quintali di frattaglie in più, ma non vedo di meglio in giro.
Considerate che viviamo tempi così grami per l'horror di un certo livello che il quinto film di zombi di Romero ("Diary of the dead", 2007) da queste parti non ha avuto distribuzione; né nelle sale, né tantomeno nel mercato home video. Mentre impazzano le cazzate in 3D e gli inutili remake, disossati e rimasticati, per spettatori sempre meno esigenti.
Non ci rimane che la perfida Albione per consolarci. Perfida per modo di dire: mentre noi italiani ci sorbiamo orge di pacchi, placebo enogastronomici e oscillanti troie seminude in prima serata, alla TV britannica può anche capitare di vedere di questi buoni prodotti. E non ditemi "hey, ma ci sono anche le fiction americane", per carità: pappette verbose e teenageriali come "Jericho", per rimanere nell'ambito sci-fi/horror, ve le lascio volentierissimo.
Come per Romero, quindi, scaricare, visionare e poi acquistare in copia import (la serie è già disponibile in DVD).



A breve auspico Hannah Montana (o una qualunque altra videoteenager di eguale risma), divorata da termiti giganti, seguita dal cast di Amici alle prese con un'epidemia di lebbra.

Si accettano copioni.

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05 maggio 2009

Jolly Roger EP Fest

09/05/2009
JOLLY ROGER EP FEST
KE ME MEO - Via dell'Industria, 24 - Argelato (BO)

Orari gruppi:
BUD TRIBE 24,00 – 01,05 (65 minuti)
FOLKSTONE 22,50 – 23,40 (50 minuti)
ROSAE CRUCIS 21,40 – 22,30 (50 minuti)
LONGOBARDEATH 20,40 – 21,20 (40 minuti)
TRINAKRIUS 19,45 – 20,25 (40 minuti)
TIR 18,55 – 19,30 (35 minuti)
DRAUGR 18,20 – 18,40 (20 minuti)
KURNALCOOL 17.30 – 18.05 (35 minuti - suonano per primi a causa della doppia batteria...)

Direttamente dal MySpace del Festival:

- Apertura porte ore 17.00
- Per i primi 100 ingressi è disponibile inoltre un buono-rimborso di 5 euro utilizzabile per l'acquisto di materiale presso lo stand della Jolly Roger Records, presente all'interno del locale. Grazie alla Roadrunner Italia e alla Neece Agency avremo anche dei gadget per i primi 50 che arriveranno! Quindi affrettatevi ed accorrete fin da subito!
- Saranno esposte le tavole del disegnatore Enzo Rizzi (Rock Hard) che raccontano a fumetti la storia di gruppi capisaldi del rock duro.
- Troverete all'interno del locale anche la fanzine relativa al festival, 16 pagine tutte a colori, contenenti interviste alle band, recensioni e tanto altro!
- All'interno del locale previste aree relax con sedie e tavolini e servizio bar (bibite e panini). All'esterno del locale, in uno spazio recintato, è prevista l'area fumatori (e vai! NdJV).

L'ingresso è di soli 5 euro. Non ci sono tessere né altro, per cui INGRESSO EFFETTIVO a soli 5 euro.

Altre info qui.

L'idea di un festival del metal in italiano mi prende il giusto e di un paio di gruppi non mi importa veramente niente. Però posso rivedere i Longobardeath (simpaticissimi Motörheadiani persi in versione "lumbard"), con cui ho suonato a Milano con il Combo.
E soprattutto, dopo più di vent'anni da quando li scoprii, riuscirò finalmente a vedere dal vivo i Kurnalcool... Quasi quasi mi porto dietro i demotape e glieli faccio autografare!

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02 maggio 2009

Gianni Della Cioppa: un esempio di professionalità...

Molte persone mi stanno genericamente sulle balle (cialtroni, ipocriti, falsi, opportunisti), ma se alla fin fine non mi fanno niente di male tiro dritto per i fatti miei.
A volte invece danno fastidio a qualcuno che conosco. La cosa già mi irrita di più, per cui di solito cerco di far sentire la mia voce, non fosse altro, per solidarietà.
Poi c'è chi si spinge un tantino oltre, recando un danno a me. Vuoi materiale, vuoi emotivo. E lì, fatalmente, tendo a perdere il lume della ragione.
Gianni Della Cioppa, gloriosa firma del giornalismo (?) metal italiano, appartiene a tutte e tre le categorie. Vi spiego il perché.

1- Come giornalista mi sta sulle balle per il suo ossessivo culto aprioristico e non oggettivo degli anni '80 e per gli atteggiamenti tra il paternalistico e lo spocchioso che ne derivano. Trasudano dal sito della sua etichetta (Andromeda Relix), dai suoi articoli (ovunque essi appaiano) e dal suo libro sul metal italiano (di cui ho già parlato qui, e sui cui errori ed orrori, ortografici e non, non intendo più ritornare).
2-
Come discografico si è effettivamente comportato male con qualcuno che conosco. Si scorra in basso per rendersi conto dell'atteggiamento che tiene con le sue stesse bands. Il gruppo in questione sono i Renegade.
3-
Ancora come giornalista, ha fatto un torto personale a me, rubacchiando materiale da me realizzato a titolo gratuito, spacciandolo per suo e vendendolo in edicola. La classica goccia.

PUNTO UNO.
Glisso in parte: leggetevi il post sul libro, quindi magari il libro stesso o gli articoli di Gianni (uno vale l'altro), e fatevi un'idea. Anche le pagine del sito dell'Andromeda ospitano chicche niente male*.
Comunque la pensiate, converrete con me che il mondo non è finito nel 1989 e che l'arroganza, alla lunga, non paga mai.

PUNTO DUE (applicazione pratica, specifica, del PUNTO UNO).
Mesi fa, a seguito di certe esternazioni stupide, vigliacche ed evitabili sui Renegade (poi spacciate per "uno scherzo", "una baggianata", "una battuta", come Berlusca insegna), feci sapere al Della Cioppa via mail quanto pensavo.
Per dovere di cronaca (l'etica giornalistica lo impone, anche se IO non ho la pretesa di essere un giornalista), riporto ciò che il saggio esperto del metal italiano scrisse sul proprio sito riguardo al gruppo, il cui esordio era stato pubblicato proprio su Andromeda. Le seguenti parole comparivano all'indomani della firma dei Renegade per un'altra etichetta, la My Graveyard Productions, quindi suonarono (non solo a me) ancora più antipatiche e fuori luogo:

"RENEGADE "Too Hard To Die" (AND 16, 2006) Con questi ragazzi di Firenze le cose sono state semplici, ci hanno proposto il master pronto (che ci è piaciuto ovviamente), anche dal punto di vista grafico, noi abbiamo aggiunto solo alcune note legate all'etichetta ed in pochi mesi, il Cd è stato pubblicato. Purtroppo la band ha suonato poco dal vivo, riducendo le vendite al loro giro di amicizie ed ha pensato più a scrivere nuovo materiale per un altro Cd (che ci ha proposto e che noi abbiamo candidamente rifiutato, per evitare di ritrovarci un altro titolo invenduto in casa), piuttosto che cercare di far girare "Too hard to die". I Renegade sono bravi ragazzi, ma come molti loro colleghi, non hanno capito che oggi le dinamiche del mercato discografico sono cambiate, non è più la label a vendere i Cd, ma la band stessa, suonando e suonando e suonando in concerto. Certo che quando ho sentito il cantante confidarmi "A me questi mi fanno cagare..", è stata dura non aver voglia di prendere i loro Cd e buttarli nelle fogne. Chi erano? I Diamond Head a cui facevano da spalla."

Gli scrissi, in modo molto diretto ed incazzato. E feci riferimento anche alle altre perle di saggezza dispensate sul suo sito, in cui faceva la morale ai gruppi giovani, perché non hanno voglia di spaccarsi le ossa nei localacci a gratis, di fare la gavetta, di rinunciare a lavoretti precari in nome del Dio Rock, perché -in sintesi- non avevano le palle delle eroiche formazioni degli anni '80. Eroi che difatti oggi si barcamenano tra lavori e lavoracci (perché le famiglie vanno mantenute, e questo sì che è da rispettare. Altro che pedigree del rock.) o sono ridotti a ex-tossicodipendenti rincoglioniti (troppo rock? Troppi "palchi sudati"?), o giocano a fare le reunion da reparto geriatrico per raccattare due lire con gente come lui sotto al palco.
Certo, Gianni, ci sono giovani che vivono il rock alla tua maniera, suonando 24 ore su 24, tra tour improbabili, side-projects, jam sessions e carrozzoni annessi. Solo che questi sparuti rockers hanno i soldi per farlo, ergo non hanno niente a cui rinunciare. Sono mantenuti, non eroi.
Critica quello che ti pare, ma l'idea che le palle le abbia solo chi rinuncia ad un lavoro per diventare il tuo eroe da fumetto mi pare davvero surreale. Nonché un pessimo consiglio da dare, di questi tempi.

Dato poi da chi, con un'etichetta tutta sua, non fa assolutamente nulla per i gruppi di cui, in teoria, parla.

Non fa
la grafica, non idea/crea/plasma il prodotto (gli viene consegnato già finito dal gruppo), non trova date, non promuove i dischi (se non con due bannerini e quattro mail) e costringe il gruppo a ricomprarsi centinaia di copie per avere il culo parato. Leggete le prime righe e capite che un'etichetta come l'Andromeda si fa dare una cosa già pronta e la fa stampare. In "mesi". A fronte di zero promozione, tanto vale che una band vada direttamente in tipografia: avrà il disco pronto in "giorni", non mesi, ed eviterà almeno di essere presa per il culo.

In più sta a sindacare se il gruppo vende abbastanza copie dal vivo, perché "è così che funziona". Lui, poverino, ha la passione del rock: che altro chiedergli? Promozione? Cretini noi, che ancora abbiamo quest'idea "vecchia" dell'etichetta discografica.
Riassumendo: tu fai tutto e lui ci mette il loghino della Andromeda Relix. Punto. E poi ti fa la morale.

Quanto a "prendere i loro Cd e buttarli nelle fogne", complimenti davvero. Penso che sia un'uscita che si commenta da sola. Capite? A un giovane NON piacciono i Diamond Head? Capite? Sacrilegio! Meno male che c'è il Della-Cioppa-pensiero, che tuona implicito: i Diamond Head devono essere venerati da chicchessia, altro che. Chi non lo fa è un cretino.

Tale strafottenza è confermata da altre Cioppate, tutte reperibili sul suo sito.
Immancabili ad esempio i "Non mandatemi i vostri demo tanto NON LI ASCOLTO". Strano, pensavamo fosse il sito di un'etichetta. Ma, come potete leggere più avanti, lui "non ha tempo".

Alle mie rimostranze, siccome a me certi atteggiamenti proprio non vanno giù, Della Cioppa rispose così:

"
Non so bene chi tu sia, ma rispetto quello che dici. (dopo aver esposto il lato eroico di un lavoratore di mezza età con la passione per il metal e le fatiche erculee nel far uscire dischi emerge la stizza dell'homo superior ed il registro cambia...) Non ho tempo per le querelle da quartiere. La mia moralità è nota a tutti da 30 anni e non mi serve la tua approvazione per avere la coscenza pulita e dormire tranquillo. Non spenderò più una sola parola su questo argomento, nè con te nè con nessuno.
Gianni (senza vendetta)"

Non ha tempo, lui. E' uno "morale", uno "con la coscienza (che si scrive con la "i", Gianni...) a posto". Non ha bisogno della mia approvazione. Lui che sa chi è, ma non sa chi io sia.
Come ho scritto altrove, io sono uno che dovrebbe ringraziare, poiché ho comprato per anni le riviste su cui scriveva, il suo libro sul metal italiano (bell'investimento), comprato e visto dal vivo le bands che ha recensito, fatto la grafica per una di quelle che ha "prodotto" (va beh, diciamo su cui ha messo il bollino).
Ecco chi sono.
Sei TU che devi dire grazie a quelli come me, "caro" Gianni. Senza quelli come me TU non esisti.
Ma forse è giusto: non sprecare il tuo prezioso tempo con me. Quanto scritto qui non necessita difficili interpretazioni e chiunque leggerà saprà che razza di borioso ipocrita tu sia, senza bisogno che ti lezzi le mani a rispondere. Né a me, né ad altri.
Ah, già che ci sono... "", si scrive con l'accento acuto, non con quello grave.

Per quanto riguarda l'"immacolata carriera", c'è sempre il punto tre...

PUNTO TRE.
Punto uno e punto due, da soli, non sono bastati a spingermi oltre le rimostranze via mail. Tutto sommato uno è libero di darsi la zappa sui piedi, no?
Poi, un paio di settimane fa, mi sono imbattuto in edicola nel numero due di Classix Metal, su cui il maestro di professionalità scrive, assieme al Fuzz (l'ideatore di "Kakka Metal" su Metal Shock, ma con l'età si è un po' ravveduto) ed altri nostalgici.
Avendo già apprezzato la prima uscita acquisto con gioia la seconda. In fin dei conti l'unica nota stonata del primo numero era una recensione del debutto dei Brutal Truth, proprio del Della Cioppa, a dir poco ridicola: egli evidentemente non ha mai avuto il piacere di ascoltare quel disco e si è dovuto barcamenare in dieci patetiche righe piene di assurdità ("idea sanguinosa di metal cadaverico (...) cloaca di riff intrisi di sangue infetto"), sbagliando i nomi dei componenti ("Dave Lilker") e paragonando i BT ai "Black Sabbath drogati con Iggy Pop come frontman" (termini di paragone che denotano età anagrafica e mentale di chi li ha partoriti).

Comunque, la gioia dell'acquisto scema appena mi imbatto nella (presunta) intervista alle Phantom Blue, realizzata, guarda un po', dal Della Cioppa. Suonava stranamente familiare.
Orbene, più di quattro anni fa io e l'Ammiraglio scrivevamo su Hammerblow, una webzine ora defunta. Oggi lui ha il suo blog, la sua webzine e collabora con Ritual (in vendita in edicola). Insieme realizzammo anche un'intervista via mail alle Phantom Blue.
Quale è il punto? E' che l'intervista che molti hanno letto questo mese su Classix Metal, sborsando 5 euro, è quella che NOI realizzammo nel novembre del 2004, GRATIS, per Hammerblow.
Il "signor" Della Cioppa l'ha tagliata, rimontata, ci ha messo il suo nome e l'ha venduta. Vi chiederete: "dove l'ha trovata, se Hammerblow non esiste più?". Semplice: nell'unico posto dove l'intervista era ancora archiviata: QUI.
Sul blog di uno che già lo ha in tanta simpatia.
Carino, nevvero? Plagia chi ti critica, e amen.

E chissà quanto altro materiale della rivista è stato riciclato con tanta dovizia di particolari, fonti escluse.
Esempio di professionalità, di moralità, di serietà.
E di attendibilità, visto che io e l'Ammiraglio potevamo anche essercela inventata, quell'intervista. Copiare da "signori nessuno" come il sottoscritto è come fare ricerca scientifica usando Wikipedia: in bocca al lupo.
Ho segnalato la cosa all'Ammiraglio (vedere qui) e anche lui non l'ha presa molto bene, ovviamente. Solo che è molto più diplomatico di me.

Insomma, non c'è due senza tre.
Cosa mi aspetto ora dal BarbaGianni e da Classix Metal? Nulla. Ho capito con chi ho a che fare e so di non essere degno delle attenzioni di Sua Maestà.
- Nel mio mondo ideale (dove i giornalisti non mettono la virgola tra soggetto e predicato verbale, per dirne una) chiederei almeno una pubblica ammenda, un trafiletto di scuse sul numero tre della rivista, per motivi molto semplici: LE FONTI SI CITANO, GLI ARTICOLI NON SI RUBANO. In seguito, le fonti utilizzate in OGNI articolo/intervista dovrebbero essere sempre apposte in calce.
- Nel mondo reale mi aspetto che non accada nulla. Anzi, prevedo reazioni stizzite, enfatizzate da manie di persecuzione, tipiche di chi crede di essere qualcuno. O pagliaccesche scuse, tipo "tanto il sito non esisteva più" (ma l'intervista , e non è comunque tua). O strategie evasive, tipo "beh, è naturale che le cose vadano così... son gruppi vecchi" (qualunque cosa possa voler significare).

Io non voglio ragionare con gente così. Mi fa schifo anche solo l'idea di provare a contattarla per sentire che dice.
Invertiamo le parti e facciamo che sono io il Marchese del Grillo, quello che "io so' io, e voi nun siete un cazzo".
Fai quindi quello che vuoi, Gianni. Non prenderti la briga di aggiungere commenti a questo post, casomai Google te lo facesse saltar fuori mentre surfi alla ricerca del "fratello del terzo bassista del seminale gruppo padovano dell'81 che spaccava il culo ai blasonati mostri sacri d'oltralpe e se non lo conosci non puoi dire di essere un metallaro".
Cancellerò automaticamente i tuoi eventuali commenti, e non cercherò il trafiletto di scuse sul tuo terzo pamphlet per metallari D.O.C., se mai ce ne sarà uno.
Non ho correttezza da offrire a chi non la merita. Non ho rispetto per chi non ne ha per me.
Non ho tempo
.

Ripassati un po' di grammatica e di sintassi, smettila di copiare, rispetta chi ama la musica ma non vive di illusioni infantili, impara a chiedere scusa a lettori, musicisti e colleghi quando fai una bischerata e abbassa la cresta. Sarebbe già un buon inizio.
In caso contrario, preoccupati solo di una cosa: a qualunque concerto o mostra del disco tu dovessi incrociarmi guardati seriamente le spalle. Stavolta hai davvero rotto il cazzo alla persona sbagliata.

Rassegnati amico, il rock è anche questo: faide tra poveracci.

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* In data 3 maggio, ovvero il giorno seguente a questo post, la pagina linkata ("info per i gruppi") viene curiosamente modificata, dopo anni. Impossibile perciò godere appieno degli imperativi "do's and don't's" di GDC: dal sempreverde "non madatemi demo" a quello che i gruppi NON devono scrivere per stargli simpatici ("non suoniamo come gli altri gruppi italiani", "non leggiamo le riviste specializzate", ecc.). Grossa perdita. Peccato.

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01 maggio 2009

Un ordinario caso di obsolescenza programmata

"Non comprarlo, non ti serve", si legge spesso sui muri. E sembra un avanzo demodé della scenografia di "Essi vivono", vista con gli occhi dei giusti.

Nell'era digitale il concetto andrebbe comunque rivisto e ricodificato: "aspetta a comprarlo, compralo a meno, effettua ricerche minuziose, non ti fidare, parti dal presupposto che sei carne da macello, aggregati per fasce di consumo e di casistica dei problemi riscontrati, fatti giustizia da solo".
Passata l'età dell'oro degli impianti stereo, delle lavatrici, dei televisori, delle automobili che duravano "una vita" (o almeno la longevità sensata che il loro alto costo presupponeva), tutto ciò che è digitale, ovvero tutto, viene oggi centellinato nella sua scala evoluzionistica, goccia a goccia, per il lubrico palato del consumatore medio. Che non sa, non vuole, non può rendersi conto del valore reale di ciò che acquista.

Per valore reale intendo una media, molto ragionevole, tra valore di mercato e valore d'uso. Il primo, deciso ed imposto dall'alto, frutto di studi di marketing, psicologia di massa e bieco comportamentismo (la pubblicità suona il campanello, il consumatore inizia a salivare). Il secondo, buon vecchio (bolscevico) concetto caduto in disuso, frutto del "quanto, come e a cosa ti serve?". Troppe domande tutte insieme per rimanere un'idea cool, nel caleidoscopio di cazzate globalizzate del terzo millennio.
Il prevalere del primo ha portato nel tempo al proliferare di merci altamente deperibili, anche quelle costose. Accorciando forzatamente il ciclo vitale del bene è caduta l'ultima legge capitalistica che avesse un senso, basata sulla diretta proporzionalità tra prezzo e qualità, prezzo e longevità.
Il prezzo è ormai subordinato a caratteristiche "altre", definitivamente extra (novità, funzionalità, design, esclusività e una non ben identificata coolness, frutto di snobismo e sfogo di frustrazioni personali attraverso la detenzione/esibizione di oggettistica varia. Esempio sovrano di coolness, il SUV: Socially Unsustainable Vehicle).

Capita quindi che tutto si rompa, appena fuori garanzia (perché la garanzia è ormai il vero ciclo vitale del bene materiale), e si debba procedere a ricomprarlo, in veste nuova, con nuove eccitanti caratteristiche, al miglior prezzo (ma solo per i prossimi venti minuti). E col cacchio che si ripara, perché finisci nel tunnel dei call center, delle assistenze farlocche, dei "le conviene acquistarne uno nuovo", dell'incapacità cronica di dire la verità per quella che è: "caro signore, lei deve acquistare, non possedere".

Il nuovo consumismo è basato sul permanente flusso di moneta virtuale, non sul possesso/godimento del bene materiale. Il nuovo consumismo è post-capitalistico e post-materialista. Non ha bisogno del bene materiale in sé, quanto del suo movimento perenne, a mezzo carta di plastica, di mano in mano, da produttore a consumatore a discarica e via di nuovo. Non ha nulla di trascendentale, ma il distacco dal gretto "oggetto" è tale da apparire persino mistico, a qualche "consumer whore" ben indottrinata.

In un'ottica pseudo-buddhista il consumatore che oggi voglia acquistare, che so, un hard disk esterno viene condotto per mano nel gratificante percorso iniziatico dell'escalation di capienza: ogni byte un tantra. Non importa dove arrivi giovedì, l'importante è il percorso che fai. Trecentocinquanta giga, cinquecento giga, un tera, due tera e alimentazione via USB, la realizzazione spirituale. La prova che la dottrina dell'impermanenza ha un suo senso tecnologico.
Credere è obbedire (e viaggiare un po' a vista, tanto per darsi l'illusione di fare ancora qualcosa). La carota ci ciondola invitante davanti agli occhi, basta camminare.

Ieri stavo per buttare la stampante (una laida Epson Stylus C48, che stampa già male di suo e consuma più inchiostro di una tipografia nel milanese). Aveva deciso di bloccarsi, con le lucine lampeggianti e un messaggio di errore divertente: "Parti all'interno della stampante sono alla fine del proprio ciclo di servizio. Consultare la documentazione della stampante".
Qualcosa è andato.
Rotto? Inceppato? Consumato? Scollegato? No. Quel linguaggio serafico serve a veicolare il concetto sopra espresso: "Gentile utente, il suo tempo è scaduto. Le abbiamo concesso di stampare, adesso faccia la sua parte. La chiami pure fidelizzazione forzata, ma in questo preciso istante Lei deve intendere che la stampante è da sostituire, a prescindere da ogni altra considerazione. Grazie per averci scelto.".

Essendo l'ennesima volta (e con l'ennesima marca) che un sì misterioso evento pone fine a un bene assolutamente intonso, usato con criterio e moderazione, faccio quello che ogni consumatore post-buddhista dovrebbe considerare di fare almeno una volta nella vita: mi incazzo. Non voglio ricomprarla, non voglio più accettare supinamente la logica bastarda di questi magnati (magnaccia) della tecnologia.

Primo: perché è già assurdo di per sé che si producano millemila modelli di stampante, tutti assolutamente identici nella sostanza ma volatili nel tempo. Compra, cambia, getta.
Secondo: perché mi sono scassato le balle di comprare cartuccine minuscole di plastica con un dito di inchiostro e pagarle più di una penna stilografica. Che scrive meglio e almeno mi tiene allenati mano e cervello. Compra, cambia, getta.
Terzo: perché ogni volta che c'è una magagna la garanzia è "appena" finita, e non può essere sempre una combinazione. Essendo il classico "utente medio" mi sono posto dei questiti, che hanno trovato subito risposta. Vedere più avanti.
Quarto: perché ogni volta che la magagna porta a scontrarsi con assistenze e consulenze via mail, telefono o online c'è di che sbellicarsi, ma dalla rabbia.

Questa volta opto per l'assistenza via chat della Epson. "Risponde" tale Saverio, che in tre battute (copiate e incollate, quindi tanto valeva usare una pagina di F.A.Q., o un avatar di Second Life con il corpo di banchiere e la testa di sciacallo) mi spiega la situazione:
"Il messaggio che riceve, indica che i filtri di raccolta dell'inchiostro di scarto sono pieni. Ne viene quindi richiesta la sostituzione, occorre poi reimpostare il valore iniziale del contatore, operazione che è opportuno effettuare presso un Centro Assistenza Autorizzato Epson. Info indirizzi al link: http://www.epson.it/ecceteraeccetera. Ci teniamo a precisare che il contatore tiene conto del numero di stampe realizzato, dei cicl. i di pulizia, sostituzioni cartucce, ecc... Questa operazione rientra quindi nelle normali attività di manutenzione della stampante che è importante ottemperare per permettere alla macchina di mantenere la sua integrità nel tempo e garantire elevati standard qualitativi. L'operazione, per essere eseguita in sicurezza, richiede l'intervento di tecnici specializzati in quanto occorre smontare alcune parti della macchina."
"Ci sono dei tamponi interni che si riempiono dopo un certo volume di stampa per la quale la stampante e' progettata."
"Normali attività di manutenzione", tarate ad hoc, in modo che risultino necessarie abbastanza in là nel tempo da non essere coperte da garanzia, eseguibili solo tramite loro, a un costo più alto del valore della stampante da nuova.
Azzerare un counter e (forse, non necessariamente) ripulire un tamponcino da inchiostro intenzionalmente sprecato (vedi consumi assurdi, specie in fase di pulizia testine).
Non chiedere come pulire il tampone, o perché ti trascinano all'amo con tanta insolenza, quando vuoi solo nuotare libero nell'illusione di poter stampare a colori la mappa della tua prossima vacanza all'Ipercoop.
Compra, cambia, getta.

Inevitabile la chiosa ipocrita: "Grazie per aver usato il servizio EPSON e-talk. Siamo aperti dalle 9 alle 18 da lunedí a venerdì. Se vuole acquistare prodotti EPSON per favore chiami la nostra linea pre-sales al numero 800801101. La sessione si è conclusa."
Sì, è proprio un favore. Ma non voglio farlo alla Epson (o alla Canon, o a chiunque altro, e pare siano molti, adotti queste politiche scorrette ai limiti della truffa al consumatore).
Lo faccio a chi dovesse riscontrare questo tipo di problema con stampanti Epson, causato volontariamente dal produttore solo per fargli comprare un modello nuovo, con cartucce nuove e diverse, senza motivo e senza fornire vera assistenza su quella già acquistata:

1) Documentati (io l'ho fatto qui)

2) Scarica e installa SSC Service Utility, losco software "dalla parte del consumatore", che ti permette almeno di azzerare il maledetto counter e continuare a stampare, cosa altrimenti impossibile visto il blocco totale imposto dal produttore. Per magia la tua stampante riprenderà vita e (fate "ooooh" tutti in coro) stamperà come e meglio di prima. Appena la lucina verde e quella rossa smetteranno di lampeggiare capirai che sei stato preso per il culo.

3) Non gioire: chiediti quante stampanti economiche hai buttato via in passato, causando danni evitabilissimi all'ambiente e al portafogli.

Vicino casa mia, anni fa, c'era una scritta su un muro: "Vi stanno sussumendo".
Non so se l'autore fosse un banchiere-sciacallo pentito o un sindacalista in vena di escursioni filosofiche, ma credo di aver finalmente capito cosa significasse.

Penso che la stamperò in formato A. Con cartucce compatibili.

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15 dicembre 2008

Prospettive limitate

No, non ho dimenticato il blog. Ci penso spesso in effetti, e mi sento un po' in colpa. Non che abbia mai avuto velleità di alcun tipo, però mi spiace sempre lasciare le cose a metà.
E' che non trovo la voglia di scrivere post decenti, magari impazzendo per sistemare due-immaginette-due (maledetto blogspot) o documentandomi prima di sparare l'ennesima castroneria. Sì, perché scripta manent, come si dice.
E, se non approfondisci un minimo ed hai un carattere brontolone come il mio, il rischio è sempre quello di sbrodolare imprecazioni a casaccio o lagne vittimiste (mi ritengo campione intercondominiale in tale nobile arte).
Poi gli eventi si accumulano ed ecco che ti dici "no, dai, appena posso/voglio, vedo". E non vedi mai.
Muore Betty Page, scopri il vuoto pneumatico di Facebook, si avvicina la fine del semestre, compri bei dischi, assisti a qualche bel concerto, senti il "Santo Padre" (bocca mia, taci) blaterare sull'inopportunità di depenalizzare l'omosessualità da parte dell'ONU (ma una bella marcia su Roma mai, eh?), ti piove in camera causa condòmino imbecille, ti becchi l'influenza e ciò nonostante vai al lavoro con 38 e 4 di febbre, ti fai autografare "Into Glory Ride" da Ross The Boss e il pennarello decide di esplodere sulla copertina inondandola di inchiostro argentato, prepari la marmellata di peperoncini (troppo liquida a questa mandata; Alessio, sei avvisato) ed il liquore alla menta, rimandi enne volte visite ad amici e relative consorti (Ale, Stefano, Marco, Riccardo in primis), ti incazzi scoprendo che il prossimo semestre avrai più studenti che capelli (122 per la precisione: roba da psicoterapia) e giù e giù.
Insomma, vai oltre e aspetti che qualcosa succeda, aldilà e al di fuori del tuo raggio di azione. Tanto a parlare, come a scrivere, son buoni tutti. E' che ogni volta che lo fai dovresti aggiungere qualcosa, anziché ribadire cose già dette.
Sarà che ciò che mi circonda, le frasi che sento, le cose che leggo sono sempre, tristemente, le stesse. Fatto sta che non cambiano le mie posizioni. Odio, apatia, senso di inadeguatezza, frustrazione, intolleranza sono sentimenti che continuano ad alternarsi nella mia testolina, con la consueta pessima influenza sull'immagine che riesco a dare di me all'esterno.
Per cui non vogliatemene se non ho niente di nuovo da dire, e se l'unica cosa che riesco a fare ora è consigliarvi tre possibili concertini per il fine settimana.
Nello strapiombo intellettuale in cui mi sono gettato (forse) da solo, è davvero il massimo che ho da offrire.
Come dicono i Cripple Bastards, prospettive limitate.

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04 novembre 2008

4 Novembre

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23 ottobre 2008

Live at Marmaja Club (Cusano Milanino)

Direttamente dall'Headbanger's Party II, recente trasferta milanese del Combo.
Nella prima foto un Juan Venganza goffamente alle prese con l'"aggeggio" (uno djembé, per i precisini).
Nella seconda il suddetto Juan assieme a Jan Thore Grefstad, l'impressionante voce dei Saint Deamon (band con membri di Sinner e Primal Fear cui facevamo da spalla), nonché degli Highland Glory. Non è proprio un bell'uomo, ma ci ha letteralmente spettinato durante il soundcheck. Grandissimo. E pure simpatico mentre ci parli dei Grim Reaper tra una birra e l'altra, il che non guasta mai.
Ringrazio sentitamente Riccardo di Bologna che ha scattato le foto, chiedendogli ancora una volta se valesse davvero la pena farsi tutta quella strada per vedere il Combo. Convincetelo voi che, con quello che costa la benzina oggigiorno, aveva mille alternative! :-)
Peccato non essere rimasti anche il giorno dopo, perché gli headliner erano i Cripple Bastards. Che il prossimo 13 dicembre faranno tappa al Siddharta, quindi stiamo in campana.

P.S.: Proprio a proposito della serata, ecco cosa ho appena trovato in rete: "Li aspettavamo: una delle sorprese più interessanti dell'anno in assoluto, i Combo De La Muerte non hanno tradito le aspettative. Certo il loro 'voodoo latin jazz' era più rockeggiante del solito, ma vederli esibirsi davanti a un pubblico in gran parte ignaro è puro spettacolo: immaginate una band da varietà, con due coriste ammiccanti, un cowboy ai bonghi e un tastierista incravattato, tutti quanti in un covo di metallari. Immaginate poi la sorpresa negli occhi del pubblico quando, in versione salsa/jazz/cubana, vengono snocciolate "Breaking The Law", "Defender", "Highway To Hell" e "Mama I'm Coming Home" suonate da piano, Rhodes, marimba, theremin e bonghi...la simpatia del frontman fa il resto. Vogliamo rivederli: invitateli (e invitateci) al vostro matrimonio." (MetalItalia)
Insomma, se vi sposate sapete chi chiamare!

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22 ottobre 2008

Donne che odio

Ci pensavo giusto oggi.

Al primo posto, a molte lunghezze dal gruppo delle inseguitrici, Mara Carfagna. Il trancio di carne dallo sguardo allampanato (rubate l'osso a un boxer non particolarmente sveglio e vi guarderà così) cresciuto alla scuola politica di "Piazza Grande" e "Vota la Voce", ovviamente subito nominata Ministro delle Pari Opportunità (in effetti se ce l'ha fatta lei aumentano le speranze di buona parte dei bipedi).
E' incredibile constatare come il non sapere fare niente e l'essere premiati proprio in virtù della propria nullità non siano più prerogative del solo mondo televisivo. Quando la politica diventa TV ne ingloba macchie e macchiette, in un corto circuito tra crisi delle ideologie, reality e voglia di "altro". Dalle tre "i" del Berlusca siamo ora alle tre "m" della svamp di turno: Magalli, Mengacci e (in senso molto democraticamente lato) Minchia. Quale delle tre "m" le avrà aperto la via più larga? Devo sapere chi ringraziare, ora che miss "i gay non esistono" ha risolto con la sua bacchettina magica le discriminazioni omofobe (tutte di stampo cattodestrorso, ça va sans dire), quindi avvertitemi nel caso scopriste qualcosa.

Al secondo posto la provola dalle gambe incrociate: Giusy Ferreri. Anche lei partorita dall'utero isterico della TV, sovralimentata con omogeneizzati marca Amy Winehouse e confezionata di conseguenza. Non tollero i singulti nevrastenici del suo tormentone estivo. Derivativa quanto sessualmente repellente, l'insaccato con seri problemi di dizione si barcamena a sfracellarmi le orecchie da inizio estate, ed ora al solo udire le parole "scordare" e "me" nello stesso discorso provo irrefrenabili istinti omicidi.
Minimizzando si può dire che non è una croce solo italiana: ogni paese sviluppato (economicamente, non a livello di orecchio) ha oggi una sua Amy dei poveri, tipo Duffy, Adele, Beth Rowley e chissà quante altre. A noi è toccata quella dei macelli rionali, ma ogni mercato ha i prodotti che si merita.

Al terzo posto, completando la triade politica/musica/TV (c'è forse altro al mondo?), Cristina Chiabotto. La sciacquetta che mi ha fatto smettere di bere acqua minerale. Inascoltabile, inguardabile, onnipresente. Ce l'hanno propinata in ogni salsa. La senti biascicare copioncini striminziti come tanga con la sua dizione da terza elementare di frontiera (e con sostegno), accanto a Del Piero ed una suora (bella compagnia). O la vedi indossare lo strategico minimo indispensabile che l'occhio Mediaset piazza ovunque per alzare share e pèni videolesi. Sempre.
In sé per sé non è peggio di altre, ma non sapendo fare o dire niente, non essendo neppure particolarmente simpatica, rimane anche lei un trancetto di carne (quei pettini di pollo asciutti asciutti, che cotti senza ingegno ti rimangono in gola per una mezz'oretta buona). In quanto tale dovrebbe essere già andata a male da un pezzo, ed invece è sempre appesa là. Tra un Real TV e un intermezzo pubblicitario, con o senza culo all'aria.
Essendo nella fattispecie una reclame per acque minerali, ovvero la più grossa bufala di marketing del secolo (passi per la pubblicità ingannevole sulle proprietà dell'acqua: è globalmente un business così ambientalmente irragionevole da dover essere soppresso per legge), sovrasta le colleghe, che hanno almeno la buona curanza di vendere se stesse e non fumo in bottiglia.
Evito battute sull'uccello di Del Piero. Tutto lo scibile in proposito lo trovate ogni domenica in uno stadio italiano random.

Sotto queste tre, il mondo. Pieno di donne.
Un mondo in cui il femminismo non ha più senso. Non perché esistano davvero pari opportunità per uomini e donne. Siamo ben oltre quel giro di boa.
Uomini e donne come li conoscevamo, coi loro tabù e i loro ruoli sociali, problematiche ed aspirazioni, non esistono proprio più. Gli "uomini e donne" che vedi in giro sono, ahimé, le fotocopie sbiadite di quelli che attorniano il marito di Costanzo in TV.
Generici ciclostilati, incapaci, pessimi/e attori/attrici, arrivisti inetti e mignotte. Vuoti a perdere.
E' oltraggioso anche solo pensarci, alle pari opportunità, se consideri a chi (e da chi) potrebbero venir date.

Mano alla clava, torno nella grotta.

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13 ottobre 2008

Oplà

Da che parte si comincia quando si riappare come per magia dopo eoni? Da dietro.
Un po' di dietrologia, quindi.

Potevo scrivere qualcosa quando è passato a miglior vita Gianfranco Funari, ed ho visto/letto/sentito galloni di lacrime di coccodrillo, versate da chi non lo ha fatto lavorare mai (o da chi, per par condicio, lo ha sempre stroncato per partito preso dall'altra parte della barricata: la parte "seria" della stampa).

Potevo scrivere qualcosa pochi giorni fa, quando è passato a (spero) peggior vita quel microcefalo di Jörg Haider. Per chi non l'avessse notato, il governatore carinziano ha chiuso degnamente la sua esperienza su questa terra: schiattato superando una vecchina all'ariana velocità di 142 chilometri l'ora. Una parola di cordoglio la spendo ora: "bravo".
E un plauso alla terza età, che sa tornare socialmente utile quando meno te l'aspetti.

Quelli estivi non sono stati però solo mesi di decessi più o meno naturali. A volte gli uomini prendono le redini del destino e si baloccano con le vite altrui, vuoi per petrolio, vuoi per accanimenti terapeutici benedetti dall'acqua santa, terminandole o mostrandosi più caritatevoli (limitandosi quindi alla tortura o allo stupro). E qui mi viene in mente un altro episodio estivo notevole, il tipico caso dei due pesi e delle due misure.
Mi riferisco al famoso podestà di Roma e alle simpatiche vicessitudini cittadine tanto sfruttate in campagna elettorale. La mancanza di "sicurezza", emergenza creata apparentemente dal precedente sindaco (che comunque disistimo profondamente) pareva sparita all'indomani delle elezioni. Mai più quartieri insicuri, mai più stupri.
Al primo episodio di cronaca il sogno littorio si infrange ed emerge lo stile romanissimo del gerarca dagli occhietti a bottone, nella più classica delle difese: se vieni violentata per strada ed il sindaco si chiama Veltroni la città è insicura, se vieni violentata nella stessa strada ma il sindaco si chiama Alemanno allora sei tu che sei una fava, perché sì, insomma, che ci facevi in quel quartieraccio di notte?
Strano che nessuno abbia suggerito che lo stupratore fosse un democratico in vena di ripicche o un più rassicurante brigatista. O che si trattasse di un caso di stupro isterico da mitomania.
Potevo scrivere qualcosa, ma capite bene che una parola è poca e due sono troppe, quando si leggono giustificazioni come quelle addotte dal cognato di Rauti. Cognato di Rauti. No, non c'è molto da dire, alla fin fine.

Quanto ai lieti eventi, leggi scuola, vacanze, Combo De La Muerte, qualcosa qua e là è successo: vacanzina di fine estate in Calabria con la bimba (notevole la figura del nonno peperoncino-dipendente, che cerchi di fermare mentre ti versa il vino con un timido "basta, grazie" e lui replica impassibile "basta pieno". Come contraddirlo?), due corsi estivi nel mese di luglio (uno dei quali con dei liceali americani: l'equivalente a stelle e strisce degli exogini, ma con meno iniziativa), un paio di concerti del Combo in cui mi sono arrangiato a strimpellare uno djembé e qualche maraca.
All'inaugurazione del Siddharta volevo sotterrarmi (il modo peggiore di festeggiare il mio compleanno), la settimana dopo a Milano volevo scavare un altro po'. Ma nel complesso mi sono divertito.

E come in tutti i giornali, tranne quelli stampati su carta rosa, alla fine ci sono sport e spettacoli. Spettacoli meno del previsto, perché una volta tanto sono riuscito a leggere diversi libri, cercando invano di ostentare un certo intelletto. Invano, perché le profonde letture in cui mi sono immerso rispondono a titoli come "L'isola di cemento", "Il condominio" e "Un gioco da bambini" di Ballard, "Monster island" di Wellington, "L'estate dei morti viventi" di Linqvist. Sarà per questo che non ho fatto progressi in società, non mi fido più di nessuno e vedo zombie dappertutto.
Da annoverare tra gli spettacoli i concerti visti. Due su tutti sono tra migliori in assoluto cui abbia assistito: Municipal Waste a Pinarella di Cervia e Puppini Sisters a Poggibonsi. Letali i primi, con stagediving d'altri tempi, semplicemente perfette le seconde, in una cornice carina e disimpegnata. Il Gods (solo la giornata con gli Slayer, ovviamente) mi è invece scivolato addosso senza lasciare gran che. Molto meglio i Twisted Sister a Milano, sempre in forma. E sostanza. Quella dell'84, quindi tanta e gradita.
Per lo sport mi sento di citare le Olimpiadi, con i suoi ori rubati e bambine in playback, e gli Europei. Già, gli Europei. Ma credevamo davvero di poter compicciare qualcosa con i surreali commenti televisivi da toccata scaramantica dell'uomo-lagna Bagni (e poi dicono che sono gli statali a rubare gli stipendi) e quelle facce in campo? Pirlo pareva un membro -triste- degli Exploited e Toni si è piazzato primo nel torneo di salto in alto a vuoto con smorfia. Gli altri erano troppo brutti, e non solo esteticamente, per essere veri. Tanto che Cassano, alla resa dei conti, pareva quasi un essere umano. Solchi d'aratro sul viso a parte.
Ah, mi è ricominciato anche il campionato di fantacalcio, tanto per ribadire che passata la trentina i neuroni bruciano più velocemente, che tu fumi o no.

Vista l'assenza, mia ma anche vostra, posso chiedervi come state o suona troppo banale?

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02 luglio 2008

RockArena

SABATO 5 LUGLIO 2008
Campo sportivo - Mercatale di Cortona (AR)
"ROCKARENA":
STRANA OFFICINA
DGM ELVENKING
EXAWATT
ATEMNO
MALENCOLIE
F.A.S.

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30 giugno 2008

Pappamento

"[...] Anzi, adesso non si chiama più nemmeno Parlamento, ... si chiama Pappamento, si chiama ... Eh ... tu ridi ... eh ... c'è mica tanto da ridere, sai, ... ci sarebbe da piangere ... altro che storie. Perché, vedi, quelli che dovrebbero pensare agli interessi pubblici pensano invece agli interessi propri. Perché purtroppo c'è questa tendenza alla disonestà, questa tendenza alla malafede. Perciò nella vita non bisogna mai fidarsi di nessuno, neanche di tuo padre."
Discorso/lezione tenuto dal padre -Ugo Tognazzi- al figlio a proposito dei politici e del sistema politico nell'episodio "L'educazione sentimentale" ("I mostri", Dino Risi 1963).

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13 giugno 2008

E io chiamo i gendarmi

Prima è finito il semestre di spring a scuola, e dovendo correggere le solite caterve di compiti e compitini avevo le mie buone scuse per non postare niente.
Poi ho avuto ancora di che incazzarmi con Tiscali. Storia mooolto lunga: bollette riscosse due volte e non rimborsate, nuovo piano tariffario richiesto a febbraio e mai divenuto attivo, call center allucinante con i soliti ceffi sardi che ti attaccano in faccia, ecc.. Anche qui, sgomento e poco più.
Volevo almeno prendermi un po' di pausa per il mese di giugno, subito arginato nei miei propositi dalla tipa a cui do ripetizioni, che ha deciso di ciccare un compito e fare scena muta all'ultima interrogazione, incorrendo nell'inevitabile debito (traducendo: devo ancora darle lezioni e due volte a settimana anziché una).
Quindi volevo fare il punto della situazione con il Combo De La Muerte, ma gli impegni dei vari membri hanno fatto sì che, a parte qualche intervista in radio e su Internet, niente di nuovo si muovesse per il prossimo CD. Quantomeno stiamo pianificando delle sortite live e pare che abbiamo trovato un batterista. Non credo che farò parte dell'assetto dal vivo, ma sono contento per gli altri.
Insomma, tra un nulla di fatto e l'altro non ho mai niente che abbia senso liquidare in due righe. Quando finalmente mi decido, ovvero ora, mi accorgo che è arrivato il momento di preparare le classi che avrò a luglio (due al giorno tutti i giorni) e mi viene un nodo alla gola. E no, non è una romantica emozione, ma bile che sale.
Peccato, perché di cose da commentare ce n'erano. Rimandavo sempre per futili motivi, ma volevo dire due parole sulle quotidiane tristezze che mi è capitato di leggere, commentare e sentir commentare ultimamente. Di tutto un po'. Squadristi in pettorina in giro per Firenze in preda all'euforia post elettorale, nani che fanno sparire l'immondizia partenopea con la bacchetta magica, ospedali che finiscono quello che le malattie hanno iniziato, prevedibile clima di epurazione in Rai (vedi caso Travaglio) e via dicendo.
Ecco, almeno la scemata (perché questo è, e minimizzando) dei vigilantes fascistoidi assoldati da Nuova Destra Sociale che minacciano di pattugliare Firenze per arginarne il degrado merita forse una riflessione. Breve, perché a dare importanza ai babbei si fa solo danno.
Riassumo così: "essi" sostengono di espletare il loro dovere di onesti cittadini andando in giro a squadre ("gruppi di almeno 4 persone", parole loro) per la città in cerca di malfattori (chiaramente non ariani). Cosa fanno, in caso avvistino il furfante? "Avvisiamo le forze dell'ordine", dichiarano pomposi presumendo di mettere in fuorigioco i massimalisti "fronti del no". Bravi. Minchia, dei geni. Allora fatemi capire, camerati della domenica: per chiamare il 113 se assistete ad uno scippo c'è bisogno di fare le squadre? Uno regge il cellulare, uno compone il numero e uno parla?
Si parano il culo -programmaticamente parlando- con poche parole vaghe a chiosa rassicurante: le squadre "potranno occuparsi, anche della pulizia di parchi pubblici e giardini, della salvaguardia di opere e luoghi d'interesse artistico, eccetera.". Passi per la virgola posta a casaccio. "Potranno", "anche", "eccetera": imperativi inderogabili e studiati evidentemente al millesimo! Mamme, tranquille: i vostri figli sono fuori a spazzare il cortile, non a pestare magrebini.
Innumerevoli volte ho avvertito le forze dell'ordine, perché ritengo di avere un senso civico e di avere a cuore il posto in cui vivo: scazzottate in Piazza dell'Unità, un ubriaco che danneggiava le auto in sosta sotto casa mia, un camionista impazzito sui viali, un cretino in scooter che tentava di piazzare un portatile -evidentemente rubato- fermando i passanti uno ad uno e altri casi ameni. Ho composto i tre numeri magici e ho fatto il mio dovere. Che non è un dovere "di destra" e non necessita arditi reggimenti (ma sarebbe meglio dire "branchi", perché la logica che sta trionfando, dalle scuole alla politica alle strade, è quella dell'individualismo sfrenato da una parte e del gruppo visto solo come "branco" -con cui imporre, non creare o discutere- dall'altra). Punto.
Che viviate a Firenze o no, cosa ne pensate voi di queste estemporanee boutade repubblichine? Provocazioni fini a se stesse o concrete risposte al problema (innegabilmente presente)?

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30 aprile 2008

Fiamme tricolori

E insomma ci risiamo. Mi sono preso 15 giorni sabbatici per metabolizzare il ritorno al vecchio che avanza. Vista l'alternativa Veltroniana ho poco da piangere.
Certo, l'idea di Schifani come Presidente del Senato mi fa venire i brividi. L'idea dell'infartato verdolino coi fucili carichi anche peggio. L'idea di una Roma nera ed orgogliosa di esserlo che saluta il nuovo podestà col braccino alzato non mi fa quasi dormire (ma anche qui: aveva senso giocarsi Rutelli come ultima carta?). Idem per l'idea dei fanatici del liberismo che ora vogliono statalizzare il "vuoto a perdere" chiamato Alitalia (un tantino contradditorio?) o venderlo a Trenitalia (altra idrovora che annovera più dirigenti che manutentori) pur di non cedere ai francesi e -illusoriamente e demagogicamente- di "salvare" preziosi posti di lavoro. Vorrà dire che inaugurerò il nuovo corso eliminando le idee, come la Guida TV (l'imminente Nuova Costituzione) presto prescriverà.
Hanno vinto. Che governino. E che chi ha preso sonori calci nel di dietro re-impari almeno a fare opposizione, visto che stare dall'altra parte della trincea non gli è riuscito proprio bene.

Salto logico dai ritorni di fiamma (ehm..) in politica ad analoghi ritorni, ma in altra immondizia. Quella che tieni fuori casa, non dentro.
Tra le recenti curiosità, avevo già letto che vendevamo rifiuti alla Germania, ma non sapevo che Paesi civilizzati come la Svezia li comprassero, tra gli altri, proprio dalla Germania. Ricapitolando: molte città italiane annegano nei rifiuti, e noi paghiamo perché qualcuno li prenda e li venda a sua volta a terzi. Venderli direttamente noi no?
No. Evidentemente è più facile perdere soldi ma guadagnare consensi da una parte e continuare ad appaltare termovalorizzatori dall'altra, con la scusa che "nei Paesi ganzi" ci sono. Sì, Danimarca e Svezia li hanno, ma incenerire lì è anche severamente tassato per un semplice fine: perché si abbia un ulteriore incentivo a "riciclare", non "termovalorizzare". E il riciclo tocca percentuali altissime rispetto al falò delle vanità (e delle polveri sottili). Ma non viene detto spesso.
Come non viene detto che "valorizzare" è un termine usato a sproposito. Lo dice il buon senso, che il "riciclo" e il "riuso", non la distruzione, sono una valorizzazione di qualcosa che non serve più. Valorizziamo almeno il buon senso, allora.
Chissà perché la Commissione Europea avviò a suo tempo una "procedura di infrazione" contro l'Italia per gli incentivi dati per "produrre energia" bruciando rifiuti inorganici considerati molto italianamente "fonte rinnovabile" (non "recuperi" rifiuti inorganici bruciandoli: li "smaltisci").
Forse era solo invidiosa del "made in Italy".

Update dell'ultim'ora: Notevole il discorso di Fini (neo Presidente della Camera) appena sentito per radio... Riguardo al 25 aprile l'ex balilla ci fa sapere che è il "relativismo culturale e morale" il vero rischio per la nostra libertà, mentre il fascismo (senza nominarlo, perché i parenti son parenti) è "solo" un ricordo sepolto del novecento che lo ha generato. Casini applaude convinto. Taluni si saranno chiesti come mai il Duce non è stato citato come "grande statista che ha bonificato tante terre inospitali e ha insegnato la gloriosa lingua italiana ai negri mangiabanane". Talaltri (tipo io) si chiederanno quale sia il ragionamento che porta Fini a definire relativismo culturale e morale "pienezza di diritti e assenza di doveri e finanche di regole" e a sedersi accanto a certi ceffi il cui passato/presente è più che eloquente.
Mah, forse ce l'aveva coi soliti omini con la barba.
Se il buon giorno si vede dal mattino meglio tornare a letto. Col manganello tra le chiappe, come il signor Gianfranco.

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15 aprile 2008

Goodbye Lenin

Sappiamo come è andata. Per chi fosse stato distratto da qualche reality i risultati delle elezioni sono questi.
Amareggiato?
Certamente .
Sorpreso?
Relativamente.

Non mi stupisce più la noncuranza con cui gli italiani ("i" minuscola) affidano la cosa pubblica a un piazzista coi tacchi e i capelli di nylon. Sanno che è un bastardo mafioso, piduista, geneticamente predisposto alla corruzione, arrogante come un gerarca ed ignorante come un sasso. Lo sanno da 14 anni. E lo hanno eletto per la terza volta. Lo sanno anche quelli della (neo) opposizione. Anche loro da 14 anni. E in tre legislature non hanno fatto niente di quanto un ineleggibile come lui meritasse: l'antiBerlusconismo si è rivelato negli anni un mero argomento elettorale. Il conflitto d'interessi è lì, splendido splendente, per la terza volta. Rete 4 pure.

Se ci sono delle domande (ma molte di più sono le risposte, per chi le vuol sentire), esse sono essenzialmente due: come abbia fatto a trionfare ancora una coalizione di razzisti, post-fascisti e mafiosi e come abbia fatto a sparire nel nulla la sinistra*.

La prima è facile facile.

L'Italia delle urne è quella reale: prona ai sensazionalismi, furbega ("furbo una sega"), credulona, arrivista, superficiale, xenofoba, conservatrice, baciapile, banale.
Un italiano su due è così. L'italiano che vive al di sopra delle proprie possibilità, sballa in discoteca, si droga di fiction, si incazza con l'insegnante del figlio (bullo, figlio di bullo cresciuto a ideali paninari e puntate di "Drive-In"), si sganascia col Bagaglino, compra "made in Italy" fatto in Polonia, è davvero convinto che le radici culturali dell'Europa siano cristiane, schifa i cinesi ma ne tiene trenta in un tugurio a lavorare in nero, considera il mercato la panacea di tutti i mali, si sente libero (di essere infastidito dalla libertà altrui), legge i quotidiani solo se stampati su carta rosa e i libri solo se con titolo in rilievo, denigra chi gli sta sotto e lecca chi sta sopra, sgomma col gippone e lo parcheggia in doppia fila perché lui non può aspettare (e come si incazza se gli fai notare che non è proprio corretto), non fa e non vuole fattura, canta l'inno a squarciagola per farselo venire duro, ritiene il pensiero critico inutile e dannoso, ha più telefonini che parenti, la domenica va a messa e il lunedì a puttane, loda la meritocrazia ma è un raccomandato, confonde "mercato" con "monopolio", dice "tuning" e "briefing" senza sapere cosa significhino, dice "piuttosto che" sapendo cosa significa ma non come usarlo. Un italiano su due è convinto che alternanza significhi alternativa. E ha la memoria corta. Così corta che l'ICI tolta al 40% delle famiglie da Prodi, quando il provvedimento scatterà nel prossimo autunno, lo considererà un dono di Silvio.
Stereotipi o statistiche? Un italiano su due ha comunque ri-ri-votato Silvio, e dopo 14 fottuti anni non mi interessa più indagare. Non sono un filantropo. Né un etologo.

La seconda è difficile solo all'apparenza.
Le concause sono diverse e tutte più o meno evidenti. Eccone alcune, a mio modo di vedere.

- Campagna elettorale blanda e fuori centro: il mondo cambia e le "masse operaie" sono argomento consunto, necessario ma non sufficiente. La sicurezza sul lavoro è stata sopravvalutata, tanto da essere stato l'unico ritornello da sinistra. Assieme alla "necessità" di avere una terzo elemento accanto a due grandi schieramenti tra il moderato ed il trasformista. Vero, ma -ancora una volta- non basta. E non è un programma.

- Quadro dirigenziale da rinnovare.
Non perché l'età in sé sia un problema, ma per sottolineare una vitalità interna che, purtroppo, non c'è.

- Stupido frazionamento. Dissidenti come Turigliatto, ma non solo, hanno reso il post-comunismo una barzelletta, un'automobilina che viaggia contromano a fari spenti.
Da uno a tre, gli orfani del PCI hanno perso l'ennesima occasione di raccogliere almeno le briciole lasciate da Berlusconi, "ma anche" da Veltroni. Anzi, soprattutto da Veltroni. Che ha pigiato sul pedale del voto utile fino alla nausea. Utile a cancellare la sinistra e a far comunque perdere il (chiamiamolo) centrosinistra.

- Squadra elettorale improvvisata. Come altro definire l'inspiegabile e tardivo apparentamento coi Verdi, in particolar modo con Pecoraro Scanio (per giunta inquisito dell'ultim'ora)? Punti in comune: il no al nucleare, forse. Magari anche la TAV. E poi?
Un ambo che puntava alla quantità, e l'ha mancata miseramente.

- Fisionomia culturale regionale e nazionale che ha favorito altri elementi politici.
Un operaio toscano vota comunista perché "è comunista", che le cose vadano bene o male. Un operaio lombardo vota comunista finché gli conviene, poi vota Lega. Perché è "lombardo", non comunista.
Lo stesso dicasi, e stavolta su scala nazionale, per chi ha continuato a credere nella giustizia (fiscale e non solo) e si è visto disilluso: dalla sinistra è passato a Di Pietro, fosse anche solo per dare un "voto utile" ed antiBerlusconiano ma senza appoggiare direttamente Veltroni. Ecco motivato anche il mio voto disgiunto nel caso della Camera.

- Due anni di (non)governo, di accuse da tutte le parti e di timori reverenziali trasformatisi in inerzia. Bruttino come curriculum.
Se gli "altri" vedevano la sinistra come una serpe in seno è anche vero che non è stata lei a far fallire l'armata Brancaleone di Prodi: è stato un certo Mastella (la memoria è corta anche qui). E' lecito anzi pensare che la sinistra semplicemente non abbia "fatto abbastanza", in quella coalizione. L'avesse fatta crollare lei, avrebbe almeno dato prova di esistere. Niente. Nessuno dei punti importanti, firmati anche dalla feccia Mastelliana e centrista, è stato veramente affrontato. La foto più recente che si aveva della sinistra era quindi sbiadita, inoffensiva, grigia.

Dopo il 3 e mezzo raccattato diamoci dei compiti a casa: ripartire da zero, ripassare i fondamentali, scendere in strada (guardando oltre la propria kefia), capire se, come e perché l'eredità della sinistra debba essere rielaborata. Queste sono le priorità. Lo sono in quanto non c'è altra via per rientrare in Parlamento al prossimo giro.
Ammesso che lo si voglia davvero fare e che esista ancora un Parlamento, tra cinque anni di repubblica "presidenziale".

* Una delle prime chicche regalate oggi dal Berlusca è che "la sinistra in Parlamento c'è, e si chiama PD". Inguaribile cazzaro maccartista.
Da bravo Don Chisciotte, senza i suoi mulini a vento, è costretto a immaginarseli.

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14 aprile 2008

Prime amenità

Cronache dal bel Paese, per farsi due risate prima del magone postelettorale...
Direttamente dal sito di Repubblica:

- "Alla signora Mastella, il cellulare ha squillato proprio mentre votava, nel seggio di San Giovanni, a Ceppaloni (Benevento) e la polizia, di cui è stato chiesto l'intervento, ha dovuto accertare che si trattava di un telefonino privo di fotocamera."

- "Un piccolo imprenditore di Sorrento, Ciro D'Esposito, ha inscenato una colorita protesta: dopo aver ricevuto la scheda elettorale, ha iniziato a strapparla, lentamente, e a mangiarla a piccoli pezzi. Bloccato dagli agenti di polizia, è stato denunciato in stato di libertà. La notizia del gesto ha immediatamente fatto il giro della città ed è subito cominciata la consultazione della cabala per giocare i numeri al lotto."

- "Il sindaco di Portoscuso, Adriano Puddu, candidato alla Camera per il Partito Sardo d'Azione, è stato aggredito e picchiato davanti al seggio elettorale di Paringianu da uno psicolabile."

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13 aprile 2008

(Ri)Piani quinquennali

E insomma, dai e dai siamo arrivati al voto.
Premesso che di voto "utile" c'è solo quello dato con coscienza, quindi anche quello nullo (e dimenticando per un attimo chi spala cacca sul Presidente della Repubblica e vuol far fare i test di sanità mentale ai PM, chi rivendica il Cristo -o l'utero altrui- come proprietà privata, chi ha ancora il coraggio di parlare di conflitto di interessi dopo 14 anni di inerzia, chi carica i fucili convinto che la Bastiglia sia a Roma, e via dicendo), vi chiedo: secondo voi che percentuale sarà quella dell'astensione?
Io butto là un 30%.

Chi si avvicina di più vince una poltrona. Antipolitica ma comoda, direttamente da camera mia.
Da lunedì sera non mi servirà più, dovendo vegliare in piedi per difendere quel poco che ho dal nuovo nemico (nero, rosso stinto o bianco-comunione che sia) e dai suoi prossimi cinque anni di non-governo.
Fucile carico, occhio sgranato e dignità sulla mensola buona.

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05 aprile 2008

News sul Combo

La trasferta promozionale milanese è stata un'esperienza troppo veloce per poterla apprezzare appieno. Mi è costata come un Gods of Metal e non ho fatto in tempo a godermela, fatta eccezione per la simpatica cena con Julio e Valeria (Halidon) e una puntata da Mariposa e FNAC (vedere foto).
In più Milano mi odia. Non so di preciso perché, visto che io non le ho fatto niente. Ma tra l'antipatia della gente incrociata in centro e gli allucinanti spostamenti notturni a fianco di tipi da film noir (o nazi-porno, a seconda delle ore e della zona) credo che tornerò lassù solo per la reunion degli Abba. Che sappiamo tutti non avverrà mai; specie ora che è schiantato il batterista.
Varie news le trovate sul nostro MySpace (presto aggiungeremo dettagli sulla distribuzione in due/tre paesi europei), ma le cose più recenti e più soddisfacenti le potete leggere qui:

- VIRUS: (rivista di cinema horor tedesca) recensione (voto: 9/10) ed intervista.
- ROCK HARD (Italia): recensione (voto: 10/10, "Dynamit Album") ed intervista.

Tiratina d'orecchi a Rock Hard, che prima ti fa ventimila domande e poi trancia via le risposte più personali, in favore di quelle di routine. Essendo questo uno spazio libero senza problemi di impaginazione mi prendo la libertà di riportare alcune delle risposte a cui tenevo (perché sono campione intercondominiale di polemica):

(ROCK HARD) Com’è stato accolto il singolo dal pubblico metal? Credete che ci voglia un po’ di apertura mentale e di ironia per accettare queto progetto?
(J.V.) Per ora benissimo. E sì, il “doppio pubblico” pone questa necessità su entrambi i fronti. Bisogna essere un po’ smaliziati, anziché chiudersi a riccio e tacciare di “demenzialità” qualunque cosa non rientri immediatamente negli schemi precostituiti dei “generi”. Credo sia fattibile, visto che di base nessuno nasce col paraocchi.
Io stesso mi sono trovato quasi per caso a cimentarmi con stili che per anni ho detestato, per mia stessa chiusura mentale: più di vent’anni di metallo da ascoltatore (e da strimpellatore quando suonavo nei Tombstone) avevano lasciato il segno. Ma più andavo avanti più ci credevo e mi divertivo. Per citare un noto filosofo occidentale, oggi sfigurato dal botulino, “se io posso cambiare, tutto il mondo può cambiare”.
Scherzi a parte, l’apertura mentale era un fattore di preoccupazione per me, soprattutto all’inizio. Poi ho scoperto con gioia che la gente capisce, sta al gioco ed apprezza se fai le cose con dedizione e rispetto. Talvolta le frange di metallari più estremi sono state quelle più “avanti” in questo, ai danni di sparuti “defenders” tali solo nel nome. Un rapporto di cento ad uno che mi ha confortato, essendo cresciuto a pane e thrash/death…
Nel pubblico metal, guardandomi intorno, vedo tante contraddizioni a volte divertenti: un gruppo “si ripete inutilmente” se non ti piace, mentre se ti piace diventa “coerente”; se ti metti il rossetto e ti gonfi i capelli sei un “poser”, mentre se ti fai fotografare nudo, con un’ascia in mano in mezzo ai boschi sei “true”; se fai assoli e cambi di tempo a razzo puoi essere un “funambolo” (il solito caso del gruppo che ti piace) oppure un “esibizionista senz’anima”; dici che il metal è la musica più bella del mondo ma la vuoi ascoltare soltanto tu, e se succede il contrario è perché quel gruppo si è venduto; dici che la scena va supportata e poi l’unica musica che hai in casa è l’hard disk del tuo lettore MP3; dici che ti piace solo il “true evil black metal” e la tua band preferita è il progetto di un nerd con gli occhiali dal nome impronunciabile e cattivo, che scopiazza temi di musica classica con la tastierina midi (però abita in Lapponia); ti lamenti della scarsità di concerti e poi esci di casa solo per andare al multisala di zona; rifiuti l’uniforme della giacca e della cravatta per indossare quella delle toppe e della cartucciera; critichi la scarsità di nuove uscite di livello ma spendi miliardi in ristampe di gruppi anni ‘80 (che allora facevano pena a tutti, ma ora diventano “di culto” se tuo fratello maggiore non li ha mai sentiti nominare e sei nato dopo il loro scioglimento); ami le bands “progressive” ma pretendi che suonino sempre allo stesso modo; detesti le etichette ma non ti puoi far mancare l’ultimo capolavoro di “ritual dark post-apocalyptic pagan grim minimal-electro folk” che la casa discografica “giusta” strombazza sui giornaletti. Visti dal di fuori siamo buffi, dai.
Io stesso non so quante volte mi sono accorto di cadere in questo errore dei due pesi e delle due misure. E’ un misto di ingenuità e mancanza di obiettività, e in fondo è bello anche così. Non siamo macchine programmate per il pensiero unico, almeno.
L’apertura mentale e l’ironia potrebbero comunque risolvere anche queste ambiguità più generali ed insegnarci a prendere le cose per quello che sono, senza atteggiamenti integralisti seriosi quanto immaturi. Ci vuole Dis-Impegno…

(ROCK HARD) Avete deciso di proposito di mantenere gli stessi testi originali perchè i brani fossero riconoscibili o a volte avreste voluto cambiare qualcosa?
(J.V.) Beh, i brani sono quelli ed i testi sono importanti quanto la musica. Non avrebbe avuto senso stravolgerli, anche se qualche piccola licenza ce la siamo presa in fase di arrangiamenti. Ribadisco quanto ha detto Paco: è capitato anche a me di leggere frasi del tipo “prendono spunto da brani metal” o “qui non c’è niente di metal”… Dio mio, “sono” cover di brani metal e “sono” adattamenti ad altri stili, quindi è OVVIO che “non ci sia metal” in senso strumentale/esecutivo, quanto è OVVIO che le canzoni siano però sempre quelle.
A “tutela” di chi non ha nemmeno riconosciuto la paternità di certi pezzi stranoti, forse per via di un orecchio poco allenato (o semplice ignoranza), è bene che almeno i testi rimangano quelli che sono. Magari canticchiandoli a oltranza riescono a capire la differenza tra “spunto” e “canzone”.

(ROCK HARD) Dovendo fare un altro album continuerete a scegliere delle cover o scriverete del materiale originale? Nel caso sceglieste delle cover ancora per che cosa optereste?
(J.V.) Mai dire mai, però al momento mi trovo bene così. E’ la distanza tra il materiale di partenza e quello di arrivo ad essere interessante, per cui mettersi (di nuovo, per alcuni di noi) a fare metal vero e proprio o suonare brani latin jazz originali sarebbe un po’ come tornare indietro e rinunciare a questo gioco di contrasti che, ci tengo a precisarlo, esula dalla logica tipica della cover band messa su solo per poter suonare qualche data.
“Cover” per me significa “reinterpretare e ricontestualizzare”, non “copiare ed incollare”, quindi non è un termine di cui mi vergogno, né mi spaventa essere l’etichettati come “cover band”. A patto che si sappia distinguere una fotocopia da un ritratto (che ha uno stile sempre diverso, a seconda della sensibilità e delle capacità dell’artista), ovvio.
Alcune bands partite con un’idea concettualmente simile alla nostra hanno fatto scelte che non so se farei: gli Apocalyptica ad esempio. Per bravi che siano mi piacquero di più all’esordio, quando suonavano solo cover dei Metallica (ed alcuni magazines ortodossi fino alla nausea li stroncarono per partito preso, perché il “sacro metallo” non si tocca…). Quattro violoncellisti che scapellano suonando classici thrash: per me il bello stava lì. Da quando hanno optato per lo scrivere brani propri non mi pare abbiano fatto nessun salto di qualità; anzi, in certi casi mi sono sembrati meno efficaci ed interessanti.
A parte i Judas, che saranno protagonisti della prossima uscita, proveremo a dare un fratello a “Tropical Steel”. Varieremo la gamma degli arrangiamenti e magari prenderemo in considerazione anche bands minori, come Fastway, Riot e Grim Reaper (non smetterò finché non avrò convinto Paco a rifare “Trick Or Treat”, “Thundersteel” e “Fear No Evil”), o i pionieri del metal estremo: Hellhammer, Possessed, Autopsy e compagnia insanguinata.

Giustizia fatta per il mio ego belluino.

...Hasta la Muerte!

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04 aprile 2008

Voi siete qui 2008

Elezioni 2008. Io sono qui. E tu dove sei?Si avvicina la farsa delle elezioni 2008. Alzi la mano chi non ha perso la fiducia in chicchessia. Da una parte i soliti azzeccagarbugli si barcamenano azzannando il corpo di Cristo (rivendicando cioè che il pio italiano medio "deve" votare lì e non di là, se davvero crede). "Prendete e mangiatene tutti", insomma.
Dall'altra parte improbabili cromatismi (tipo verde e rosso, che fa tanto Ternana quanto teatro dell'assurdo).
Dall'altra ancora gli esegeti del "ma anche", ormai definitivamente trasmutati in trasformisti medi e mediocri. Buonisti, centristi, buonsensisti, "isti". Il loro cavallo di battaglia: risolvere il precariato dando contentini in busta paga (un po' come risolvere una guerra spuntando le baionette). Im-pagabili bontemponi.
Last but not least il buffo Ferrara, al di fuori di ogni reale collocazione politica (non meno di un immaginario "partito del decoupage nei giorni dispari"), che gioca allo schiaffo del soldato con la decenza. Perde, ma non si dà per vinto.

Indeciso se votare nullo, astenermi o candidarmi come volto nuovo dell'antipolitica con un progetto ben preciso (la dittatura delle massaie) ho compilato il solito test "E tu dove sei?", già provato un paio di anni fa. Nessuna sorpresa. Tendenzialmente i fatti dicono che sono un po' "rifondarolo", un po' "sinistro critico" e un po' "comunista dei lavoratori".
Agli antipodi, e questo forse un po' sorprendente lo è, non trovo il Nano malefico o i suoi amici razzisti/fascisti, ma il devoto Casini (quello che vive in una coppia di fatto ma non vuole che voi facciate altrettanto. Amen).
Che stia diventando destrorso pure io? Comunque, meglio "orso" che "ista", verrebbe da pensare.

La par condicio mi impone di spendere una parola giusta per la destra ed una per la sinistra.
In uno slancio di spirito democratico, ci provo.
"Bastardi".

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21 marzo 2008

Buona Pasqua

Posso solo dire "buona Pasqua" e dileguarmi?
Starò via qualche giorno e non ho nessuna news positiva (forse una, ma crederò quando vedrò).
In più ho 300 pagine in inglese da correggere e mi viene il voltastomaco solo a pensarci.
Buone vacanze a chi le fa per davvero.

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12 marzo 2008

Presentazione CD

...E venerdì io e Julio Infierno (a.k.a. Sonic) ce ne andiamo a Milano a presentare "Tropical Steel" in un posto strano. Non chiedetemi niente, perché ne so meno di voi. Il volantino parla di foto di frigoriferi, di "danza del mentre" e "guarigioni a sorpresa"...
Qualunque cosa sia non posso farmi scappare l'occasione di andare finalmente da Mariposa a fare un po' di spesa. E soprattutto, di farmi sette ore di treno, tra andata e ritorno, ragionando con Julio dei capelli di Lizzy Borden e del perché Marc Storace sarebbe stato una scelta molto migliore di "Andy Capp" come voce degli AC/DC, dopo la morte di Bon Scott. I massimi sistemi insomma.

Altre news sul Combo sono le prossime recensioni (sto monitorando le uscite di Metal Hammer e Flash) e un'altra intervista confermata per Rock Hard.
In più Combisti vari (Rodrigo in questo caso, di passaggio al Ricordi Mediastore di Palermo) mandano simpatiche foto di negozi con il disco nelle colonnine di ascolto. Il che fa ben sperare.
Ho sempre sospettato che per concludere qualcosa nel mondo musicale avrei dovuto mettere su un karaoke o una boy band.
Sentendomi più vicino intellettualmente alla seconda, chiamatemi pure Gianfranzo (oppure Giuso, Sugo, Geppo o Dado).

"Ciao, io sono Gianfranzo
Sono il vuoto che c'è dentro di te
Se mi accosti l'orecchio alla bocca senti solo il mare
E basta."

(il punto d'arrivo resta obiettivamente Dado: "La mia donna ideale sono io.")

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06 marzo 2008

Primi responsi su "Tropical Steel"

Piccole soddisfazioni col Combo De La Muerte: ieri ci hanno passato a Radio Montecarlo, il CD pare stia vendendo bene e alcune recensioni del nostro dischetto sono comparse ultimamente sia in rete che in edicola:

- Metal Maniac
- Rumore
- Babylon Magazine
- TrueMetal.it (quanti commenti "true"...)
- Metal-Zone.it

Presto fuori le interviste con foto su Shock Magazine (Colombia), Virus Magazine (Germania, vedere sopra e apprezzare la vicinanza tra Combo e Kreator...) e Metal Maniac.

Hasta la Muerte!

Un gaudente Juan Venganza

UPDATE 8 MARZO: Proprio oggi è uscito Rock Hard, con pagina pubblicitaria del disco e un brano ("Peace Sells", uno dei peggiori a mio avviso) inserito nella CD compilation allegata alla rivista!
Ci sarebbe anche una recensione-stroncatura appena comparsa in rete, ma vale la pena cercarvela da soli per gustarla appieno. La chiave di ricerca è "autogrill". Buona caccia al tesoro. Attenti a non farvi contagiare dall'astio, mi raccomando: pare che gli abbiamo messo sotto un parente, a quello lì.

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03 marzo 2008

Certo che se ti ascolti il primo dei Monstrosity...

Visto che accennavo ad Elio nel post precedente, mi sembra giusto riportarci su binari metal. Jacopo (attuale Combo) e Giovanni (posso dire Necromass?) mi hanno fatto sentire un pezzo tratto da "Studentessi", ultimo album di Elio&Co, con ospite la sempre gradita Paola Cortellesi e dal testo singolare...

"Suicidio a sorpresa"

Gli Adramelech, i Necrophobic e i Sadistic Intent
Bravi però sono un po' troppo commerciali per me
Meglio gli Absurd che insieme ai Death e ai Profanatica
Non fan rimpiangere i Tartaros, i Massacra, i Dismember,
Gli Entombed, i Pestilence e i Rigor Mortis

Certo che se
Ti ascolti il primo dei Monstrosity
Ti accorgi che han preso tutto dai Sarcofago

Gli Atrocity sono un po' i nuovi Intestine Baalism
Più inimitabili, meno imitabili dei Suffocation
Ma i più imitati son sempre i Peparors

Pochi sanno che ascoltando all'incontrario il Death Metal
Scopriranno dei messaggi che ascoltati all'incontrar
Sono uguali al Death Metal che avevi prima di girarli
Quando invece capovolgi una canzone Black Metal
Te lo dico in uno stile che ricorda il Trio Lescan
Viene fuori del buonismo, una ventata di ottimismo
Viva viva il Black Metal all'incontrar

(...)

Quindi basta con le accuse a chi scrive testi Black Metal
Non ha mica l'intenzione di inneggiare all'aldilà
Il messaggio all'incontrario ha un effetto straordinario
Se lo ascolti all'incontrario resta ugual

Qui nel mio cuor, ci sono i Sodom e i Resuscitator
I Septic Flesh, gli Impaled Nazarene e i Sepultura

Certo però che il brutal death mi dà più stimoli
Dei Kataklysm, dei Luciferion, dei Cadaver, dei Minotaur
Dei Pessimist e degli Urgrund tutti insiem
(Viva gli Urgrund!)

Concluderò la letterina che scrivendo vi sto
Poi sfamerò con un topino il mio serpente boa
Ora però vi lascio perché suicidandomi sto
Voi perdonatemi ma ricordatemi quando ascoltavo
Hush Hush Ariuai dei Kajagoogoo.

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Chi?


E bravo Tricarico. Voleva una vita tranquilla. E più tranquillo dell'ultimo posto non ce n'è. Come Vasco (noto finto rocker), che ebbe la stessa sorte sul palco sanremese, pur agognando una vita spericolata.
Il Festival è finito e non ne sentirò la mancanza. La seconda sera, che non commentai per motivi familiari ben più seri, ha visto canzoni migliori, anche se di poco. Nessuna di queste ha vinto.
Chi è arrivato in cima, dopo le lungaggini, le polemiche ipocrite, l'evidente urgenza di un ricovero psichiatrico per la Berté?
Gio' Di Tonno e Lola Ponce (chi?).

Gio' Di Tonno e Lola Ponce (chi?) hanno presentato un pappone in salsa musical scritto dalla Nannini, che si può riassumere così: "se volemo bbene: mo' gridamojelo". Punto.
Ma Gio' Di Tonno e Lola Ponce (chi?) urlano, si abbracciano, si sparano quattro pose in stile Broadway.
Gio' Di Tonno (chi?) ha sei file di denti, come gli squali. E molto lunghi: anche a bocca spalancata rimangono serrati.
Lola Ponce (chi?) più che una ragazza è una sala giochi in abito da sera. "Sesso", per gli amici.
Nell'Italia vacua che cede alla cultura del musical (l'unico modo di attirare la gente a teatro: il nulla come contenuto, ma cantato e ballato), dei "Saranno Famosi", degli "Amici" era fatale che prima o poi un brano così si imponesse su larga scala.
Perfetto quindi lo show prefabbricato di Gio' Di Tonno e Lola Ponce (chi?), che ha lo spessore lirico della "Sirenetta" e l'impatto visivo de "La bella e la bestia", per la gioia dei Disney-dipendenti.

Sotto Gio' Di Tonno e Lola Ponce (chi?), che parafrasando il testo si ingroppano sotto la pioggia, giunge il famoso trancio di carne, Anna Tatangelo. Ogni parola è superflua.
Anzi no. Dissotterro una critica preventiva lanciata da qualche imbecille giorni addietro: "questo è un festival di sinistra!". Dopo quel j'accuse e questi risultati non credo aprirà più bocca per un pezzo. Primo un musicarello, seconda quella lì.
Mi son perso il Che tra la folla?

Sotto più o meno tutti, ma soprattutto Gio' Di Tonno e Lola Ponce (chi?), trovi anche Frankie Hi-NRG MC. Che da una parte fa lo scherzetto del falso mp3 in condivisione sui principali peer-to-peer (confermandosi personaggio), dall'altra completa la trasformazione in merce musicale. Quattordici anni fa, in un centro sociale, prima di un concerto gli chiesi se aveva con sé le magliette, oltre che i CD. Mi rispose, affabile ma sostenuto, che lui era "contro" quelle logiche commerciali dei gadget. Quattro anni fa ne aveva sette modelli (troppi, come i ritornelli delle produzioni più recenti), solo stampa su fronte, uniche varianti i colori, ad un prezzo assurdo, appese allo stand del Tenax come panni ad asciugare al sole. Quattro giorni fa me lo ritrovo a Sanremo a sparare ad alzo zero sull'Italia che non va, ma senza un'idea che funziona, e non so se devo gioire o intristirmi.
Diciamo che mi concedo qualche dubbio.

Mi sono perso la sua polemica in TV col fesso dei Tiromancino, ma ammetto che stavo di default dalla parte di Frankie. Con quel pezzo falsamente ambiguo, e musicalmente bolso, quell'incapacità di tenere il palco, quella voce incerta e quella chitarra imbracciata giusto per scazzare tre note, non mi interessava cosa potesse aver detto Zancoglione: il silenzio era la sua unica opzione. Ma siccome sono un curiosone sono andato a spulciare su YouTube e vi ripropongo nel suo splendore questo omino piccolo piccolo, che compensa gli effetti di un brano patetico con strafottenza e meschinità da talk show per teenager.
Comunque, anche lui è arrivato dietro a Gio' Di Tonno e Lola Ponce (chi?), e l'etichetta l'ha silurato.
Magari farà il sindacalista (di centro-qualcosa) e poi si candiderà col PD.

C'è solo un gruppo che, benché non in gara, è arrivato -almeno moralmente- sopra a Gio' Di Tonno e Lola Ponce (chi?): Elio e le Storie Tese. Di dischi belli non ne incidono da un pezzo, ma l'unico spettacolo che ho visto con piacere è stato il dopo-festival, interamente sobbarcato da loro. Divertente, disimpegnato, intelligente e con molta più musica (e di gran lunga migliore) che nel Festival stesso.

Proposta per il prossimo anno: solo tre serate (gio, ven, sab), dalle nove a mezzanotte, nessuna pubblicità (paghiamo già il canone, brutti pezzenti), nessun ospite, nessuna valletta, nessuna marchetta agli stilisti (altra categoria da epurare con le camere a gas). E nessuna distinzione tra "big" e "nuove proposte". Se Gio' Di Tonno e Lola Ponce (chi?) sono i "big", tanto vale metterli tutti insieme.

P.S.: Lola Ponce (chi?) mi pare un po' troppo "argentina" per darle un premio di musica "italiana". Vero è che è più probabile incrociare un italiano a Buenos Aires che a Milano, ma non credevo fossimo così a corto di sventole da doverle importare.

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01 marzo 2008

Renegade e Stoneblizzard

Perdonate l'assenza, ma la settimana è stata un po' travagliata. Tra la morte di mia nonna (e conseguente funerale), alcuni pasti saltati, problemi di sonno, lavoro extra dovuto a una lezione persa e grafica in arretrato, ho avuto poche occasioni per scrivere qualcosa.
Taglio corto e ricordo a chi non sa cosa fare stasera che ci sono Renegade e Stoneblizzard dal vivo al Controsenso di Prato (vedere flyer).
Cercate di essere lì per le 22, perché pare che anticipino l'inizio dei concerti.
Io non sono proprio in forma e vedrò all'ultimo minuto cosa fare.
A presto.

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26 febbraio 2008

Quel mazzolin di crisantemi

Ogni anno mi ritrovo qui a studiare il nemico, per la sacrosanta gioia di conoscere bene chi odio.
Puntualmente trovo almeno un paio di canzoni sanremesi che non mi dispiacciono; l'anno scorso ho addirittura avuto la fortuna di vedere vincere una di queste ("Ti regalerò una rosa", di Cristicchi).
Questa sera è iniziato Sanremo 2008 e da quel che ho sentito non credo si ripeterà il lieto evento.
La canzone italiana, come il cinema italiano, è un ectoplasma che esiste solo nelle polemiche dei critici e nei dati vendita delle etichette. Artisticamente parlando è un'isola che non c'è.
Ecco alcune impressioni a caldo, scremando il contorno degli ospiti spaesati, dei baloccamenti di Chiambretti e delle canoniche finte lacrimucce da valletta (che è stonata come una campana ma non può sottrarsi alla legge del "qui devono cantare tutti").

- Paolo Meneguzzi "Grande"
"Perché nessuno al mondo è grande come te"... In realtà non parla di niente. Cliché a go-go nel testo, banale la melodia. Avanti un altro.

- L'Aura "Basta"
Bella ragazza.
Capisco una sillaba sì e una no. La canzone parla del futuro, della violenza. Sì, sì, basta violenza. Ma quale? Mah.
Qualche gorgheggio e l'ennesimo "rant" generalista (impreziosito da due o tre parole intellettuali gratuite quanto vaghe) è svanito.

- Milagro "Domani"
Ancora futuro. Ancora vaga irrequietezza giovanile. La musica migliora, ma si appiattisce su un ritornello un po' così.

- Toto Cutugno "Un falco chiuso in gabbia"
Pettinatura in stile Fantasilandia, testo su un amore tradito.
Svociato e stonato, l'eterno secondo si presenta con un brano "alla Cutugno", ma da lato B.

- Frankie Hi-NRG MC "Rivoluzione"
Ipotetico inno dell'antipolitica con refrain trombettaro da Festa dell'Unità. Ascolto Frankie da 14 anni, ma non colgo il senso di predicare (seppur bene) da "questo" palco, con un brano che non è tra i suoi migliori ed in un momento in cui la sua presenza può essere considerata strumentale. Inoltre l'ossessione del ritornello a tutti i costi per rendere fruibile l'hip hop alla fine ne mortifica l'essenza.
"Non si fa la rivoluzione: l'hanno detto in televisione."
Correggo: "Non si fa la televisione: l'ha detto la rivoluzione."

- Andrea Bonomo "Anna"
Musicodrammino ripetitivo che presto cede alla melassa. D'altronde "Anna" è la bella mamma all'italiana. Bella giacca.

- Fabrizio Moro "Eppure mi hai cambiato la vita"
Un amore finito. Ancora.
Tra sussurri adolescenziali e berci afoni si scorgono grandi verità: "Gli amori vanno via, ma i sogni no". La Perugina ringrazia.

- Frank Head "Para Parà Ra Rara"
Brutti come la fame, vestiti di conseguenza. Uno scherzo balcanico, ma almeno è qualcosa di diverso.
In linea con Frankie nell'essere "non sanremesi"; se ciò sia un bene o un male dipende dall'italiano medio.

- Anna Tatangelo "Il mio amico"
E' la quinta volta che questo trancio di carne solca il palco del Festival, con le sue ovvietà, il suo vuoto giovanile, la raccomandazione del noto ganzo ed il wonderbra di ordinanza. Anche stavolta offre un prefabbricato di femminilità senza palle.
Tra amici, amori, brividi, cammini, dolori e chincaglieria assortita il testo è di denuncia solo in apparenza: l'omosessualità è un argomento che merita ben altra profondità e ben altri portavoce. Purtroppo la musica ha quel piglio epico/corale/melodrammatico che la farà arrivare in alto.

- Michele Zarrillo "L'ultimo film insieme"
Lentone di maniera. Molto mestiere ed altrettanti luoghi comuni. Sull'amore, ovviamente.
Si riscatta nel dopofestival, condotto da Elio e le Storie Tese, duettando/duellando con Cesareo in un assolo di chitarra obiettivamente strepitoso.
Per un attimo mi sono chiesto "Come mai non sono così anche i pezzi del Festival?". La risposta era molto, molto ovvia. Perché era rock. E bello. Due allergie storiche della kermesse, che generalmente incrocia solo rock posticcio o scadente, e premia la bellezza (quando va bene) con gli ultimi posti e coi contentini del premio-critica.

- Melody Fall "Ascoltami"
Quattro scarabocchi emocciosi ed ansimanti. E Sanremo diventa lo Zecchino di Latta.
Qualche ragazzina delle medie ci cascherà, per la gioia della mamma di turno, che dovrà rimuovere molti poster dalla camera della pargola.

- Eugenio Bennato "Grande sud"
Tamurriata buonista e un po' dispersiva sull'emigrazione e la multiculturalità italiana: essenzialmente nord contro sud, ma fa capolino anche qualche velleità etnica.
Un'altra voce fuori dal coro. Come per i Frank Head niente che comprerei, però serve per dimenticare tanti bambocci coi loro amori italioti.

- Daniele Battaglia "Voce nel vento"
Imbarazzante figlio di Dodi Battaglia dei Pooh, stona un simil-scarto del babbo, di rara inutilità. Si conferma l'imperativo post DJ Francesco: i Pooh non devono procreare.
Quanto a Dodino, tagliategli la testa. E poi torturatelo.

- Max Gazzè "Il solito sesso"
Un pizzicato sobrio e non banale, con vaghe reminiscenze jazz.
Lo scarso appeal sanremese lo condanna a posizioni medio-basse. Ha troppa personalità per vincere.

- Valerio Sanzotta "Novecento"
Ballata popolare, alla vecchia. Che in Italia vuol dire la solita zuppa, da De Gregori a De André a Guccini. Non si scappa.
E così anche il terzo obolo alla Festa dell'Unità è versato.

- Giua "Tanto non vengo"
Singolare e confuso mix tra filastrocca e cantautorale urlato. Non riesco a seguire il testo per l'effetto-overdose di quasi 4 ore di musica e banalità.

- Tricarico "Vita tranquilla"
Un piagnisteo vocalmente improponibile, ma soprattutto una persona indisponente. Se non ti piace il circo non ci andare, o almeno evita le moine un po' ipocrite di chi è "contro" ma ci va lo stesso. Specie se non sei un genio, né come paroliere né (soprattutto) come interprete.

Amore, futilità, abiti bruttissimi, veteropolitica di piazza, giovani come costrutto merceologico, futuro incerto.
E' questa l'Italia rappresentata da Sanremo? Temo. E' un'immagine veritiera? Idem.
Per questo guardo il Festival con gli stessi nervi scoperti di un gatto di fronte a un Rottweiler.
Rizzo il pelo e mostro i denti, ma in fondo è solo paura.

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25 febbraio 2008

Baciamo le mani

Da aprile in tutte le sale: "A Spasso Nel Tempo 3: A colazione da Torquemada".
Riduzioni all'ingresso per coppie ariane sposate, embrioni (maschi) e tesserati UDC/UDEUR/ProLife.
Seguirà il nuovissimo documentario "Come il Sole gira attorno alla Terra, e con una certa reverenza", a cura della CEI.

Mi è sempre più difficile scherzarci su.
Forse hanno ragione questi scriteriati. Magari l'unico modo per evitare davvero la fine del mondo è riportarlo indietro di secoli.
Fosse così facile mi metterei a molestare bambini pure io, tra una soffiata al KGB e l'altra.

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24 febbraio 2008

Thinking Blogger Awards

Ringrazio Marco il Lunatico per avermi incluso nei "Thinking Blogger Awards", benché "pensare" e/o "far pensare" sia l'attività che recentemente svolgo il meno possibile.
Incaricato di segnalare cinque blog che "mi" fanno pensare, amo leggere o trovo comunque interessanti, ecco le mie scelte:

1 La Voce Della Luna
Una mente lucida, sensibile e profondamente umana. Leggi e contemporaneamente "vedi" la terra da cui scrive.
2 Admiral Benbow
Tra serio e faceto, metallo e plastica, l'Ammiraglio argomenta sempre in modo corretto. Ammiro il suo disimpegno, anche se spesso fa a cazzotti col mio Morettismo cinico e disfattista. Gran persona.
3 Idiota Ignorante
Feroce, politicamente scorretto e senza alcuna pietà per i luoghi comuni. Devastante quanto irritante, con Niccolò non saprete mai se gli piacete da morire o se aspetta di arruotarvi col Califfo appena vi voltate (e morirete comunque).
4 Le Stanze Dell'Arte
Lode e gloria a chi dedica sforzi e tempo alla letteratura underground. In tempi così grami per la cultura servono persone così!
5 Al Bar Dello Sport
Il calcio è senza dubbio lo sport più odioso, dopo il curling. Eppure calcio e poesia possono essere così vicini da confondersi.

Non solo Gods...

Oltre che sciorinare più o meno utili considerazioni sull'età media dei gruppi del Gods Of (rusty) Metal di giugno si potrebbe dare un'occhiata ad altre date interessanti, più vicine sia cronologicamente che, in alcuni casi, geograficamente. Vecchi per vecchi, almeno qui c'è anche gente che ha ancora una verginità artistica.
Fatemi sapere a quale delle seguenti date intendete presenziare, così ci mettiamo d'accordo per la classica carovana.

P.S.: Lo so, non ho incluso i Symphony X a Firenze ed i Queensryche a Milano. Troppo lontani i secondi, troppo inutili i primi.


ITALIAN GODS OF METAL
(solo per Strana, Node, Necrodeath e -al limite- Extrema, intendiamoci)
DEATH SS, FIRE TRAILS, STRANA OFFICINA, SADIST, EXTREMA, DOMINE, VISION DIVINE, GRAVEWORM, NECRODEATH, NODE, MACBETH, DGM, RAW VISIONS
02/03/2008 Alcatraz, Milano


OVERKILL

10/03/2008 Alcatraz, Milano


RAW POWER

28/03/2008 Rebeldia, Pisa


ONSLAUGHT + CARNAL FORGE + METHEDRAS

05/04/2008 People Of Art, Modena

TROUBLE + DRAGONLORD + COVERED CALL

08/04/2008 Estragon, Bologna


DEATH ANGEL

12/04/2008 Fillmore, Cortemaggiore (PC)

13/04/2008 Alpheus, Roma

JON OLIVA'S PAIN + MASTERSTROKE

03/05/2008 Viper, Firenze


NAPALM DEATH + SUFFOCATION + WARBRINGER

24/05/2008 Rock Planet, Pinarella di Cervia (RA)

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19 febbraio 2008

Intervallo

Italia (panorama)
(in sottofondo: chitarrina classica in monofonia)

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12 febbraio 2008

Mi si nota di più se non vengo?

Non si placa la polemica per la scena erotica fra Nanni Moretti e Isabella Ferrari di "Caos Calmo", il film di Antonello Grimaldi arrivato venerdì scorso nelle sale con l'indicazione "per tutti" (quindi senza divieti) e già primo al box office. Dopo Famiglia Cristiana anche il responsabile della Cei per la pastorale giovanile, don Nicolò Anselmi, critica la scena d'amore.
E, in una lettera ai ragazzi che andranno alla Giornata mondiale della gioventù di Sydney, avanza la proposta che professionisti seri come Moretti e la Ferrari rifiutino in futuro di prestarsi a "girare scene erotiche volgari e distruttive".

Fonte: Repubblica.it

La citazione da "Ecce Bombo" mi pareva inevitabile.

Tempo sprecato controbattere. Come sempre, non c'è gusto né guadagno nel parlare ai sordi.

Sei un prete, un fedele, un chierichetto, un crociato della Militia Christi o un generico timorato di Dio? Non andare a vedere il film. Punto.

E fatti anche un bel chilo di "non volgari e costruttivi" affaracci tuoi.
Tra l'altro non si parla mai con la bocca piena. E chi vuol capire ha capito.

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