BASTA TEOCRAZIA: fuori Dio dallo Stato e dalla Pubblica Istruzione!
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02 marzo 2007

Merdaset in calo

MILANO - Oggi a Piazza Affari, a catalizzare l'attenzione degli operatori, c'è la situazione di difficoltà del titolo Mediaset. Che crolla in apertura di contrattazioni, registrando un pesante meno 6,44%, e che si mantiene fortemente negativo nel corso della mattinata. Un risultato negativo che va collegato soprattutto ai risultati dell'esercizio 2006. Ieri sera, il gruppo televisivo di Cologno Monzese, che fa capo alla famiglia Berlusconi, ha annunciato i dati preliminari del 2006 con un utile netto consolidato in calo del 16% a 505 milioni, mentre i ricavi sono pari a 3,75 miliardi (3,68 nel 2005). Agli azionisti sarà proposto un dividendo di 0,43 euro, invariato rispetto all'anno scorso. Un risultato deludente, sugellato dall'abbassamento del giudizio sulla società (il cosiddetto downgrade) di due importanti operatori finanziari. Il primo è Deutsche bank, che ha tagliato da buy a hold dopo che l'utile netto consolidato è risultato pari a 505 milioni, di euro rispetto al range che era stato posto tra 580 e 595 milioni. Il secondo è Jp Morgan, che ha tagliato da overweight a neutral, sembra difficile che la società possa recuperare nel 2007 i 90 milioni di raccolta pubblicitaria persi nel 2006.
E il procedere delle contrattazioni non cambia il pesante segno meno del titolo, che continua a perdere oltre il 5%.
Fonte: Repubblica


Come si spiega il calo di raccolta pubblicitaria? Semplice: da aprile 2006 Mediaset non ha potuto più usufruire della comoda logica di mercato alla "uno per tutti" del Berlusca. Quella logica che ha visto, nel lustro della vergogna, calare l'afflusso pubblicitario della Rai della stessa misura in cui è salito sulle reti del Biscione. Combinazione. Son cose che succedono quando sei Presidente del Consiglio e possiedi o controlli il 90% del sistema televisivo, no?

Specie se da buoni dittatori si epura le voci scomode ma celebri (Santoro, Biagi, Luttazzi, Guzzanti), si imbavaglia i giornalisti (ricordate il corteo di pace a Firenze, la diretta impedita, le parole tabù come "pacifista" e il divieto di mostrare le bandiere arcobaleno? No? Male.), si cambia continuamente presidente e direttore generale, si impoverisce intenzionalmente la programmazione, appiattendola sul modello "proprio" (ovvero commerciale) ma in peggio. Dimenticando che la Rai era ed è un servizio pubblico, non un bene momentaneamente privato da sfruttare, facendo sembrare Mediaset meno trash di quello che è.

In sintesi: meno appeal, meno raccolta pubblicitaria. Ecco come andò. E tutto quello che non entrava da una parte entrava da quell'altra. Vasi comunicanti. Non che ora la Rai sia molto meglio e non che la pubblicità sia il vero oggetto di ogni discussione che voglia puntare a concetti come "qualità", "informazione" o "pubblica utilità". Ma è un business, e senza soldi non si ragiona.

Occorre una "fase due", finché regge questa coalizione con fin troppi centristi (e il centro sta nel mezzo per un motivo semplice: non sa dove andare e nel dubbio sta fermo. Qualcuno passerà, si dice.). La riabilitazione dalla feccia, oggi dovrebbe passare anche da una profonda revisione del ruolo della Rai: taglio di sprechi (dalla Hunziker in giù), alt all'inutile e fuorviante competizione a suon di share (serve alla pubblicità ma non alla qualità: elaborare formula per svincolarsi da questa assurdità e ragionare finalmente come "servizio" anziché "prodotto"), eliminazione fisica immediata di programmi da quoziente -12, cambio di immagine e, dulcis in fundo, aut aut al finanziamento ("o" pubblicità "o" canone). Ci si vede costretti a eliminare un canale? Bene, fuori. Se nell'Italia del pentapartito ne servivano almeno tre, col maggioritario dovrebbe bastarne uno...

Rimarrebbe infatti da discutere della famosa lottizzazione. Ma abbiamo imparato a nostre spese che un'oligarchia di piccoli pesci è largamente preferibile alla monarchia di un pescecane.

P.S.: Mi scuso con chiunque, simpatizzante di destra, non avesse gradito l'ennesima riproposizione del "conflitto di interessi", cui ho accennato senza approfondire. So che per voi è un argomento un po' "retro". So che voi guardate avanti. Premesso che "avanti" è parola di sinistra, se aveste guardato anche in basso vi sareste accorti della merda in cui quel mafioso vi ha fatto inzaccherare per cinque anni. Sarebbe l'ora che l'unico collante dell'attuale centrosinistra (l'antiberlusconismo) fosse condiviso anche da chi ha vissuto all'ombra del nano ricoprendosi di ridicolo per un tozzo di pane.

Dai, facciamo outing, una volta tanto. Si va tutti a Uno Mattina: camicie nere e rosse, piangiamo un po', si confronta i malesseri in comune, ci si riconcilia e poi nemici come prima.

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2 Comments:

Anonymous Niccolò said...

Del conflitto d'interesse si parla con grande accanimento da una decina d'anni. Ma si parla e si continuera' a parlare, guardandosi nbene da fare qualcosa di veramente decisivo. Perche' qualcosa di veramente decisivo va a colpire TUTTI i merdoni, e i merdoni non vogliono essere colpiti.

02 marzo, 2007 15:51  
Blogger JonVendetta said...

Magari a D'Alema fischiassero le orecchie.
E magari fosse l'unico a doversi sentire in colpa...

04 marzo, 2007 20:48  

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