BASTA TEOCRAZIA: fuori Dio dallo Stato e dalla Pubblica Istruzione!
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21 settembre 2006

1870-2006: Poca breccia, molto Pia.

Ieri era il 20 settembre. Non se ne è parlato molto, mi pare.
Con l'aria che tira capisco che parlare di Risorgimento suoni anacronistico o, peggio, "immorale". Troppo il disinteresse per quanto di laico ci possa essere alla base dell'Italia. C'è un ritorno di fiamma (purtroppo anche tricolore) di patriottismo beghino, occidentalista e da curva sud. Ma sarebbe bene che proprio quei tanti pecoroni che ora mandano l'inno di Mameli a memoria (tra un "po-poroppo-po-po" e l'altro) se ne leggessero il testo. Perché, se c'è qualcosa da salvare, forse è proprio nelle parole. In uno spirito che ci dovrebbe suonare vicino, che dovrebbe ancora fare "breccia". E non è solo un gioco di parole.
Precisa, sintetica ed illuminante la dissertazione che ha fatto al riguardo Sandro Masini, su Italia Laica.

3 Comments:

Blogger makka said...

@ jon: personalmente preferirei "vita spericolata" all'inno di mameli. Nella 2nda parte (quella che non viene mai cantata) una strofa recita qualcosa come "i bimbi d'Italia si chiaman Balilla" e non ho mai gradito i tanti nostalgici che ne hanno traviato il significato, noncuranti che l'inno è stato scritto nell'800.
Auspico tuttavia che un giorno ci liberemo di questi tiranni e dei loro spettri (siano essi denominati Papa, Duce, Re, Berlusconi ecc.) per diventare finalmente una Repubblica Laica, democratica e fondata sul lavoro.

22 settembre, 2006 08:50  
Blogger JonVendetta said...

Guarda, io stesso questo inno lo "sopporto" o poco più per una serie di motivi (se ne era già parlato sul blog "La voce della luna" mi pare). Vuoi la musica (ridotta nei secoli ad una marcetta da film di Totò), vuoi la distanza oggettiva tra testo (dell'inno) e contesto (nostro ed attuale), che necessita approfondimenti ed interpretazioni puntualmente bypassati dalla memorizzazione a pappagallo.
Il contrasto che nell'articolo di Masini mi ha affascinato è quello tra lo spirito originale del brano e ciò che ne è rimasto oggi. Dell'anticlericalismo, dello slancio unitario è rimasto poco nell'Italietta divisa tra salotti e scontri di piazza. Delle parole in sé è rimasto ancora meno, visto che dubito fortemente delle capacità analitiche di chi bercia l'inno di Mameli allo stadio o, peggio che mai, a qualche baracconata militare.
Anzi, forse quei "bimbi d'Italia" sono l'unica cosa che il calciofilo medio è in grado di connettere (e magari i vari Di Canio e Buffon la storia l'hanno studiata proprio nei ritiri, col risultato che tutti sappiamo).

Fuori da questo discorso (Risorgimento vs disimpegno pecoreccio) rimane in me il rifiuto a prescindere di inni e bandiere. Non per "fare l'alternativo", ma per convinta avversione a tutto quanto serva solo ad aizzare una folla con la scusa della celebrazione patriottica. Perché le bandiere e le canzoni "corporative" per questo sono state concepite e a questo servono. Non c'è una bandiera, non c'è un inno la cui storia non sia fondata sul sangue. Il sangue ne chiama sempre altro. Il passaggio logico dalla guerra allo sport è quasi immediato.
Il fatto che abbiano un rilievo storico, che raccontino qualcosa della nostra cultura non implica quindi necessariamente che mi entusiasmino.
Fosse per me gli stati avrebbero sì un nome, ma niente stracci colorati. E ai ritonelli esagitati ma in copia carbone preferirei gli stornelli dei contadini (che sono veramente del popolo, veramente creativi, veramente unici e veramente "nostri").

P.S.: Comunque no... a questo punto a "Vita spericolata" preferisco mille volte "L'italiano" di Toto Cutugno! Mi pare più rappresentativa della nostra romantica e un po' squallida piccineria...

22 settembre, 2006 13:52  
Blogger makka said...

@ jon: chapeau. Condivido anche la scelta di toto cotugno. Vita spericolata in effetti è troppo eccessiva. ahahaha

22 settembre, 2006 16:51  

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