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13 dicembre 2006

Chuck Schuldiner

Altro reperto dell'era Hammerblow. Scrissi questo piccolo memoriale per la ricorrenza del giorno in cui uno dei più grandi artisti del metal estremo ci ha lasciato.

Il giorno è il 13 dicembre e l'artista l'immenso Chuck Schuldiner.
Ora sono cinque gli anni trascorsi, ed ogni anno mi sembra che siano mille in più.
CHUCK SCHULDINER
Long Island (NY), 13/5/1967 - Florida, 13/12/2001
Ci sono tanti modi per ricordare un musicista.
Ecco il più facile: Chuck, carismatico chitarrista/cantante le cui band (cronologicamente) Mantas, Death e Control Denied hanno scavato nel fertile terreno del metal, plasmando figure estreme, ritagliando a rasoiate sagome che sono rimaste esempi, standard irraggiungibili di musica estrema per gente estrema. Eppure intelligente, non banale, profondo nella ricerca lirica quanto nella perizia esecutiva. E soprattutto coerente, qualità questa praticamente scomparsa nell’attuale music business. E aggiungerei anche in maniera assolutamente naturale, senza subire o inventare pressioni, senza rifuggire da filoni musicali (che peraltro avrebbe generato lui stesso), così come senza rincorrerne nessuno. Potrei aggiungere che, da quando uscì “Scream Bloody Gore”, TUTTO il panorama death metal ha iniziato una corsa forsennata, per eguagliare quella macchina assassina ed unica che costituivano i DEATH. E non l’ha mai raggiunta. Potrei quindi sciorinare qualche nome di musicisti coinvolti nel progetto Schuldiner (perché questo erano, in sintesi, anche i Death): Gene Hoglan, Steve DiGiorgio, Andy LaRocque, Sean Reinert. E giù, a decantarne le lodi: strumentisti d’eccezione, complici nel piano di forgiare un death metal mai caotico, feroce, cerebrale, tecnico ed eclettico. Potrei infine sviolinare sulle qualità umane di Chuck, essendo lui sempre rimasto un “kid” prima che un musicista, fan di una musica che lo ha visto fan fino alla fine, senza cadere nella trappola che fa di un musicista un essere “altro” dagli altri, in primis da chi ama la sua musica. E, tanto per “sdoganare” un artista estremo di fronte ad un pubblico più classicamente metal, come non aggiungere quelle che Chuck stesso citava come sue influenze? Exciter, Anvil, Slayer, Venom, Dave Murray, Adrian Smith, Yngwie Malmsteen, Kiss, Mercyful Fate, Watchtower, Marty Friedman, Vivian Campbell…
Questo è il modo facile.
E lo è perché non importa quanto ciò risponda a verità. Non conta se e quanto di queste realtà sia veramente accaduto e in che misura quanto scritto, cantato e suonato rimarrà a memoria dei Death e di Chuck nel panorama metal. Conta solo che QUESTO è ciò che la gente vuole ricordare. Ebbene, quanto scritto è tutto vero; e il Chuck “umano”, con la sua famiglia, il suo stile riservato e signorile (rispetto a tanta gentaglia che usava il death metal per nascondere solo la propria ignoranza ed arroganza), l’amore per il suo cane e la passione di metal kid mai sopita, è molto di più di questo.
Il difficile, in momenti come questo secondo anniversario della scomparsa di Chuck, è EVITARE di sprecare le parole, di consumarle ancora, di svuotarle erodendone ogni significato. Ripetere all’infinito, esorcizzando il male stesso che ha portato sin qui, per arrivare all’effetto narcotico del rituale. No. Non mi piace e non accetto che accada ancora. E’ ciò che NON SI VUOL RICORDARE che fa e deve fare male. Perché, intendiamoci, sappiamo tutti chi è stato Chuck e cosa ha fatto e a nulla serve sentirselo ripetere. Non è confortante. E se per provare interesse per un musicista si ha bisogno dell’ennesimo epitaffio frignone zeppo di ovvietà, beh, allora bisogna veramente VERGOGNARSI.
Per questo preferisco guardare all’altro lato. Quello duro. Quello che non amiamo ricordare. Quello che non affascinerebbe neppure il più meschino dei fans “postumi”. Non voglio ricordare una morte stronza e vigliacca che ti mangia il cervello. Non sopporto di pensare che la sua band, il genere musicale stesso che in pratica ha inventato significasse “morte”. Non concepisco la giovane età a cui si possa essere strappati dalla vita. Non riesco più neanche a sentir nominare buffoni che della misantropia e del nihilismo hanno fatto bandiere che sventolano sulle pile di dischi venduti a piccioni patentati. E sono sempre lì che se la ridono, sotto quintali di face painting. “EVIL” Chuck era il male, non quei maiali con le suore sodomizzate e baracconi pseudo-vampireschi. E un male se l’è portato via. Era quel tipo di artista che per anni mi ha fatto sentire fiero di seguire un genere, che metteva la sostanza là dove si privilegia la forma. E ora mi rimane un migliaio di (pessimi) imitatori. L’unica cosa che sanno dire è “I Death sono stati un’influenza fortissima”. Poi li sento e mi viene il magone.
Per favore credetemi. C’è un modo, uno solo, per portare rispetto, per non dimenticare, per far sì che niente venga cancellato o sfruttato: restare in silenzio.
E da domani ricominciare la vita di sempre, senza mai parlare dei Death al passato. Ed evitando di riferirsi a Chuck come “quel cantante stroncato da un tumore al cervello due anni fa”. Quello che ha fatto per noi è MUSICA. La MUSICA non ha tempo, non nasce e non muore. Non avrebbe alcun senso ricordarla.
Lo avrebbe, e LO HA, continuare a VIVERLA.

I believe behind confusion awaits the truth for us
Past the obstacles we face
I value our life and trust
Years of questioning why things happen the way they do in life
Wishing that I could turn back time,
So we could join our souls
I know there is no way to avoid the pain that we must go through
to find the other half that is true.
(“Destiny” - da “Individual Thought Patterns”, 1993)

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2 Comments:

Anonymous Niccolò said...

Mi trovo d'accordo su tutto. Quindi il mio e' un commento pleonastico. Anzi, forse no: sai i metallari convinti che il nostro sia un mondo puro, dagli alti ideali, interessato solo all'Arte? Ecco, chissa' perche' quando fai notare lo sciacallaggio ai danni di Schuldiner perpetrato da Nuclear Blast e Kakkageddon records, o come si chiama, si girano da una parte e fischiettano...

14 dicembre, 2006 16:47  
Blogger JonVendetta said...

Qui devo tacere pure io, perché proprio pochi giorni fa non ho resistito di fronte ad un nice price...

14 dicembre, 2006 22:34  

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