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18 luglio 2005

ETERNAL REIGN - "Forbidden Path" (Limb Music Products/SPV, 2005)

Tedeschi, noti agli spettatori dell’Headbangers Open Air e del Keep It True, gli ETERNAL REIGN confezionano un dischetto teoricamente niente male per gli estimatori del power melodico senza grosse pretese. La loro bio garantisce “un tocco di U.S. metal, alcuni elementi progressivi e cori memorabili” (parola di Limb). La realtà purtroppo si discosta parecchio dalle sempre ottimistiche fantasie promozionali: non basta inserire un tempo dispari o avere un tastierista in line-up per potersi definire “progressivi”, come non basta allentare i ritmi ogni tre brani per vantare influenze U.S. metal.
Prendendo a misura ideale tutti (o quasi) gli stilemi del genere, la band sforna dieci brani più intro nella pura tradizione metal tanto in voga negli ultimi anni, tenendosi ben lontana da qualsivoglia velleità di originalità. I singoli elementi, come spesso accade, sono preparati: Stühmer è un cantante versatile, Sebastian e Fünfhaus sono due asce affidabili e non straripanti, basso e batteria non sfigurano, le tastiere di Meyer tessono trame pianistiche di gusto. Suoni e produzione sono ovviamente degnissimi. Cosa non funziona, allora? Il songwriting. In italiano, le idee...
La vivace “Light The Light” o la PRIESTiana “Into My Own Hands” promettono, già dalle prime battute, chissà quale sfracello, ma l’album si assesta presto su un livello medio-basso con la crescente consapevolezza che quanto di buono via via espresso non è mai farina del proprio sacco e, come tale, non ha evoluzione né futuro. “Edge Of The World” è un buono scarto dei BRAINSTORM più epici. “Les Rêves En Plastique” ha ambizioni prog, ma si risolve in un degno brano melodico (forse il migliore del lotto) con troppe flessioni a minare l’insieme. La title-track è il classico up-tempo a cui manca il quid per rimanere in testa. Da qui alla fine la sola “Nightstalker” si erge per fierezza e buona costruzione, per poi scadere nel ridondante finale. Chiude la rassegna la cover degli ottantiani BREAKER, “Ten Seconds In”. Tolto il disco dal lettore non rimane assolutamente nulla.
Errori di tracklist a parte (dovrebbe essere, questo, un problema legato solamente al promo), “Forbidden Path” non soffre di difetti che non siano squisitamente “artistici”. Onesti mestieranti, buoni esecutori: comunque li vogliate chiamare, gli ETERNAL REIGN sono solo un nome in più.
Ed il metal continua imperterrito per la strada che conduce alla ragioneria: un lavoro anonimo ed alienante (per chi lo fa), una barzelletta (per chi guarda da fuori). Non me ne vogliano i "veri" ragionieri, a cui va tutta la mia solidarietà, rendendo quantomeno un servizio alla società.

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